GURPS & Sine Requie: Il Cliente del Mercante di Schiavi

 

Il Mercante di Schiavi era di pessimo umore.

La bellissima donna che aveva acquistato, a carissimo prezzo (a causa delle sue innegabili qualità) era stata violentata da una delle sue guardie. L’imbecille, ovviamente, era stato severamente punito, ma il danno economico era rimasto. La confisca di ogni suo bene, la violenta punizione e la vendita della suddetta guardia come schiavo da lavoro (perché non aveva altre qualità oltre alla forza fisica) non aveva ripagato il Mercante nemmeno di un quinto della spesa che aveva fatto per acquistare quella giovane donna.

E adesso?

Adesso si ritrovava con una schiava difficilissima da piazzare sul mercato.

Era una donna, giovane, bella, educata, di vasta cultura, perfetta per diventare una concubina del suo maestoso Rajà, che avrebbe pagato lautamente per tutta questa perfezione… ma adesso era stata violata, e la maggior parte del suo valore era sfumata nel nulla, nel divertimento di una notte di una stupida guardia, guidata più dal suo bassoventre che dal cervello! Accidenti a lui!

Il Mercante era immerso in questi cupi pensieri quando il suo attendente fece entrare un cliente. Era giovane, vestito semplicemente e rasato, come la maggior parte degli abitanti di quella calda città.

 

 

“Buongiorno, onorevole cliente. In cosa posso aiutarla?”

Il giovane si sedette, prima di parlare.

“Credo che immagini per cosa posso essere venuto qui. Vede, ho intenzione di liberare una delle ragazze che adesso si trova in una delle sue strutture.”

“… Liberare? Mi dispiace, ma la merce che tratto è tutta regolare e assolutamente legale. Forse lei intende dire che vuole acquistarla?”

“No no, intendevo dire proprio liberare. Mi rendo conto però che, dato che la legge le consente di “possederla”, allora io dovrò prima entrarne a mia volta in possesso, e poi successivamente liberarla. Anche se, dal mio punto di vista, non approvando la schiavitù, le due cose coincidono.”

“Ah, capisco” disse il Mercante di Schiavi, trattenendo il disprezzo che provava per questi finti moralisti. Quante volte aveva sentito storie del genere da persone che si presentavano come santoni e poi venivano solo a rifornirsi di nuove schiave per la loro sfrenata libidine? Ormai aveva perso il conto di quanti fossero passati da lui. Non che gli importasse poi molto, l’importante era che pagassero, ma comunque questi pensieri, in una situazione dove già stava soffrendo molto per la perdita monetaria relativa al suo ultimo acquisto, misero a non poca prova la sua pazienza.

Mantenne perfettamente il controllo, e proseguì il discorso con un ampio sorriso.

“E mi dica, a quale delle mie ragazze è interessato?”

“Non so come si chiami, non ero nella situazione più opportuna per leggere il cartello, ma la riconoscerei tra mille. Era piuttosto alta, per la media delle ragazze almeno, e magra. Non ai limiti della denutrizione ma quasi, si intravedevano le ossa in prossimità dei gomiti e delle ginocchia. Aveva i capelli lunghi e legati in una coda, uno sguardo triste e un vistoso segno sotto l’occhio sinistro. Un pugno, credo. Anche sulle gambe, molto lunghe, vi erano dei segni, delle cicatrici.”

“Ah, si, sta parlando della mia Dahlia! Una ragazza arrivata da poco, che ha tentato di fuggire e quindi è stata punita. Capisco che effettivamente risalti parecchio all’occhio, tra le altre ragazze. Inoltre, può essere sua ad un prezzo d’occasione, ma da onesto mercante vorrei precisarle che, oltre a innegabili pregi, possiede anche purtroppo non pochi difetti.”

Il giovane rimase seduto, poggiando i gomiti sul tavolo e appoggiando il viso sulle mani unite, coprendo la bocca prima di parlare.

“E quindi, da onesto mercante, vorrebbe riferirmi quelli che lei valuta come pregi e difetti?”

“Bè, il suo principale pregio è la giovane età, che la rende un ottimo investimento per il futuro. Essendo una donna, è molto più attenta di natura nei compiti di precisione o di riguardo, ed inoltre può, secondo i gusti del padrone, essere vestita in maniera tale da sollevare animo e corpo… ” Strizzando palesemente l’occhio, sembrava assaporare fino in fondo la conclusione della frase non ancora espressa “… del suo padrone.”

Fece una pausa di qualche secondo, prima di continuare.

“I difetti principali sono il desiderio di fuga, che temiamo essere ancora presente nonostante la punizione severa che le abbiamo inflitto, e non devo essere certo io a spiegarle quanto questo sia grave, in uno schiavo. Inoltre, nonostante l’aspetto molto magro, le garantisco che mangia decisamente di appetito, e questa può essere una spesa extra non gradita ad un padrone di scarse finanze. Infine, per quanto riguarda possibili usi di piacere, oltre a non avere un fisico particolarmente attraente la ragazza non è neppure vergine. Insomma, in conclusione è un pezzo di valore molto inferiore ad altri che possediamo.”

“E quale sarebbe questo valore?”

“Guardi” disse il Mercante, tornando a sorridere “se veramente la vuole acquistare, nonostante tutti i difetti e i rischi che le ho presentato, mi sembrerebbe di truffarla se non le facessi anche un ulteriore sconto sul prezzo di cartello. Per ottocento monete può portarla via subito.”

“Io non ho visto alcun difetto nelle qualità e caratteristiche che mi ha presentato.”

“Allora, onorevole cliente, io e lei abbiamo appena concluso un accordo.”

 

 

Anche se inizialmente alterato per i precedenti pensieri, il Mercante di Schiavi non poteva non incuriosirsi alla faccenda, quindi curò personalmente gli ultimi dettagli, accompagnando il cliente agli alloggi, confermando la scelta della ragazza e consegnando i documenti di persona al suo cliente.

Mentre la ragazza veniva lavata e vestita prima di essere consegnata, il Mercante attendeva in una stanza apposita insieme al curioso cliente. Tutto quel movimento lo aveva fatto sudare parecchio, e il vestito che copriva la sua opulenta mole era in più punti segnato dal sudore.

“Onorevole cliente, posso farle un’ultima domanda?”

“Certo.”

“Ecco…” in realtà il Mercante non sapeva nemmeno bene come chiedere quello che stava pensando, dato che si trattava di pensieri totalmente avulsi alla sua pragmatica e calcolatrice mentalità, ma ci provò lo stesso.

“Ecco… se lei non vuole usare questa schiava per nessun motivo ma intende invece liberarla…”

Il cliente lo osservava, in silenzio.

Era una sua impressione, o durante tutto il colloquio non aveva mai sbattuto le palpebre?

“Insomma… Perché lei e non altre ragazze?”

“Perché quella ragazza, signor Mercante, esiste. Come lei e come me. E come tale, non deve passare il resto della sua vita chiusa in una stanza ad aspettare che qualcuno la compri. Ha diritto di essere libera.”

“Mi scusi, ma non la seguo. Le altre mie ragazze non esisterebbero?”

“Io amo quella ragazza, signor Mercante, e in voce di questo lei esiste. E per questo la voglio liberare. La voglio allontanare da questa bestiale condizione di schiavitù e segregazione. Sarà finalmente libera, libera di fare quello che vuole.”

No, non era solo un’impressione. Il giovane non aveva mai sbattuto le palpebre durante tutto quel colloquio. Il suo sguardo era talmente penetrante da far venire i brividi lungo la schiena sudata, e non più per la calura, del Mercante di Schiavi.

“Lei invece, signor Mercante, non lo sarà. 
Lei sarà il più basso tra tutti gli esseri che popoleranno l’Inferno.
Si guardi intorno, signor Mercante…
Cosa esiste, in questo momento, a parte lei, me e questa stanza?
Crede che la sua bella schiava colta e stuprata sia più reale del narghilè su questo tavolo? Crede che i soldi a cui tiene così tanto o le sue fidate guardie riccamente stipendiate la seguiranno, all’interno dell’Incubo in cui si troverà?
 
Quando aprirà gli occhi come me,
quando si renderà conto della sua misera vita all’interno dell’Incubo,
in quel momento sarà a me che chiederà pietà.
 
Non a loro.”
 
 
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