I mille Volti del Potere, Introduzione (I di II)

 

Il discorso è sempre, sempre, sempre lo stesso,
e sempre dannatamente semplice.

 

Il Potere.

 

Tutto è iniziato con una giovane elfa, una Guerriera del Fraterno Legame. Questi combattenti elfi, esperti nell’uso dell’arco e nel movimento in copertura all’interno dei boschi, lavorano in delle squadre molto affiatate, spesso anche create su basi di vincoli di sangue. E sono sottoposti ad una disciplina ferrea.

Ovviamente questo, per la nostra giovane, non era assolutamente un punto a favore.

E appena ne ebbe l’occasione, partì alla ventura nelle terre dell’Impero, insieme ad altri due elfi, un colosso e un messaggero. Il primo dei suoi compagni, veramente imponente come stazza (reputato solitamente sovrappeso dagli altri elfi e quindi pesantemente schernito) era in realtà un Mago Apprendista, che venuto a sapere della curiosa tradizione degli oroscopi umani, rideva di gusto a proposito de “Essere nato nel segno della Capra Grassa”. Il messaggero era un elfo molto giovane, poco istruito ma dal carattere scalpitante, e spesso entrava in contrasto con i suoi compagni a causa della sua “giovane” età.  Essendo il membro del gruppo con meno addestramento, alle volte subiva la crudele ironia tipica di alcuni membri della loro razza, ma caparbiamente continuava a cercare di basarsi solo sulle sue capacità. Opinabili risultati, ma un lodevolissimo proposito!

 

Liandril, Guerriera del Fraterno Legame

Kamiel, Apprendista Mago

Lafaliel, Messaggero

 

Le loro prime avventure, oltre a contribuire a rafforzare il loro legame, mostrarono chiaramente quale fosse comunque la mente del gruppo: Liandril.

 

Le terre dell’Impero sono raramente frequentate dagli elfi, soprattutto in quel ramo di popolazione che potremmo collocare nella media borghesia. E quando il vero volto della Guerriera, negato e nascosto dal suo passato, iniziò ad uscire, le dinamiche interne al gruppo cambiarono profondamente.

 

Di Liandril, un anonimo “frequentatore” ci ha lasciato la seguente dichiarazione.

 

“Liandril? Intendi l’Elfa della stanza 13 della locanda “Il Fiore di Loto”? Accidenti, che corpo! E’ una puttana, una ninfomane insaziabile che ha fatto del suo corpo, della sua procacità e della mancanza di altre elfe in queste terre uno scettro con cui dominare praticamente ogni maschio che le passi per le mani. Che Bambola!! Le corone d’oro meglio spese della mia vita!!”

 

 

Visto che la “rendita” del suo lavoro nel mese scarso passato a Nuln consisteva grossomodo in cento volte quello che avevano guadagnato gli altri, nessuno se la prese per il suo piano di “entrare nella nuova nobilità”. A questo proposito, il recupero di una Reliquia perduta di Sigmar avrebbe giovato moltissimo alla sua immagine.

 

Quello che però gli altri non sapevano riguardava la sua volontà, i suoi desideri, le sue preghiere, i suoi più inconfessabili segreti.

Non sapevano a chi lei stesse dedicando ogni singolo amplesso, ogni singola notte di passione, ogni singola depravazione creata, sviluppata o migliorata, che fosse tra delle lenzuola, in mezzo ad un fiume o in una stanza.

Anche perché raramente gli elfi parlano piacevolmente di Slaanesh, il Principe Oscuro.

 

 

E le sue preghiere non restarono inascoltate…

 

 

 (continua)

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