Parole e Nomi, un messaggero

 

Alle volte ti senti come se un nome ti stesse guidando. Non è più una questione che riguarda direttamente te, ma qualcosa di grande, molto più grande di te, che riesci solo vagamente ad afferrare nel preciso momento in cui senti il nome.

Perché mediamente, quando incontri qualcuno che prima non conoscevi, cosa fai?

Ti presenti.

 

Mediamente non succede nulla di strano.

Giusto?

Nome, nome, stretta di mano, sorriso di pertinenza anche se non hai mai voglia di sorridere, e via. Statisticamente il nome finirà nel dimenticatoio molto in fretta. Meno frequentemente, invece, la persona risulta essere più che una stretta di mano di pertinenza. Può diventare una conoscenza, un amico, quello che vogliamo e che lui (o lei) vorrà.

 

Altre volte, invece, è quasi come se non si arrivasse alla stretta di mano.

I nomi lo impediscono.
O almeno, a me lo hanno impedito.

 

Viaggi a cavallo per quanto tempo? Parecchio, giorni e giorni di corse serrate, manco fossi un messaggero o una staffetta del Pony Express. E quel giorno sarebbe stato il peggiore, perché nell’arco di tre diversi momenti della giornata, sarei dovuto essere in tre posti diversi, mattina, pomeriggio e sera. E questo cosa significava? Cavalcare, cavalcare, cavalcare… e ancora cavalcare.

Era con una cupa rassegnazione che affrontavo la “pausa” di metà pomeriggio, che in realtà era realmente un recapito come messaggero, ma dove avrei avuto un po’ di tempo per riposare.

Prima, però, il messaggio.

Ma prima di consegnarlo… persone sconosciute? Presentazione.

Nome, nome…

Nome.

 

Fu come se qualcuno mi avesse rovesciato una coppa di Spirito nanico in gola, una caraffa di acqua e ghiaccio sul culo e fuoco alchemico liquido sulla schiena.

Ci fu una frazione di secondo dove ogni senso del mio corpo era rimasto sopraffatto dalla vastità della parola, dalla sua pesantezza e completezza, dal richiamo filosofico come dall’ironia comica della situazione. Anche da un vago senso di presa per il culo, ma non da parte del mondo, bensì come se io mi stessi fregando da solo!!

 

Per fortuna mi sono ripreso molto in fretta, ma solo i battiti cardiaci dicevano che fosse passata una frazione di secondo: a me era sembrata una vita. La stretta di mano era stata, almeno da parte mia, molto più sentita e sincera della maggior parte delle volte in cui mi devo presentare, ma non sono assolutamente riuscito a sorridere: già sorrido poco, in quel momento è già tanto che non sia rimasto a bocca aperta.

 

E’ successo tempo fa,
ma oggi ho avuto come un déjà vu, e allora…

Ecco qui il mio racconto.

 

Adesso però si beve.

 

Il cavallo sta buono nella sua stalla,
le merci consegnate,
e io me sto qui, nella mia locanda, nella mia taverna, a bere.

E che diavolo,
potrò prendermi le mie ferie anche io? E fatemi sbronzare in santa pace, accidenti!

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