Sine Requie: Terre Perdute britanniche (reprise)

 

Shakespeare. Che uomo meraviglioso che fu.

Allora, qualcuno sa recitarmi qualcosa in modo decente?

Voi tre? Bene, allora, venite avanti. Io e i miei amici siamo pronti ad ascoltarvi.

Che brano avete scelto? Romeo e Giulietta? Che opera magnifica. Quale parte? Lo scontro del quinto atto? Meraviglioso! Quindi tu sei Romeo, tu sarai Tebaldo e tu il Padre Capuleto. Suvvia, perché sbiancate? I ruoli erano ben questi no? Preferireste girarvi i personaggi in altro modo? Ah ah ah ah! Pensate di poter scegliere voi, e che le vostre volontà siano più importanti della mia? Iniziate, con le vostre parti. Ovviamente sono quelle che io ho deciso per voi.

Andate in scena!

 

 

ROMEO – Oh, ch’ella insegna perfino alle torce
come splendere di più viva luce!
Par che sul buio volto della notte
ella brilli come una gemma rara
pendente dall’orecchio d’una Etiope.
Bellezza troppo ricca per usarne,
troppo cara e preziosa per la terra!
Ella spicca fra queste sue compagne
come spicca una nivea colomba
in mezzo ad uno stormo di cornacchie.
Finito questo ballo,
osserverò dove s’andrà a posare
e, toccando la sua, farò beata
questa mia rozza mano…
Ha mai amato il mio cuore finora?…
Se dice sì, occhi miei, sbugiardatelo,
perch’io non ho mai visto
vera beltà prima di questa notte.
 
 (Romeo, pur parlando a se stesso, ha parlato a voce alta
e Tebaldo, passandogli vicino, l’ha sentito)
 
TEBALDO – Alla voce, costui pare un Montecchi.
Non mi sbaglio.
(Ad un servo)
Ragazzo, la mia spada!
Come! Il furfante ardisce venir qui,
coperto da una maschera grottesca,
a farsi beffa della nostra festa?
Ebbene, per l’amore del mio sangue
e per l’onore della mia famiglia,
non credo di commettere peccato
a stenderlo qui morto, con un colpo.
 
CAPULETO – Che c’è che t’agita tanto, nipote?
 
TEBALDO – Questi è un Montecchi, zio, nostro nemico;
un furfante, venuto qui a dispetto,
per beffarsi di questa nostra festa.
 
CAPULETO – Il giovane Romeo?
 
TEBALDO – Sì, proprio lui,
quel furfante del giovane Romeo.
 
CAPULETO – Calma, nipote mio. Lascialo stare.
Si conduce da vero gentiluomo;
e, per vero, Verona vanta in lui
un giovane virtuoso e di bei modi;
né io permetterei che in casa mia,
per tutto l’oro di questa città,
gli sia recata alcuna umiliazione.
Perciò sta’ calmo. Non te ne occupare.
È un ordine, e se tu vuoi rispettarlo,
fa’ buona cera, smetti l’aria truce,
che non s’addice proprio ad una festa.
 
TEBALDO – S’addice, invece, eccome,
quando tra gli ospiti c’è un tal furfante!
Non lo sopporto.
 
CAPULETO – E devi sopportarlo,
invece, giovanotto! Devi, ho detto!
Chi è il padrone, qui, sei tu o io?
Non lo sopporta, lui!… Ti guardi Iddio
dal creare una rissa tra i miei ospiti!
Vuole alzare la cresta, come il gallo!
Vuol far, come si dice, la bravata!
 
TEBALDO – Ma, zio, è una vergogna!
 
CAPULETO – Ovvia! Ovvia!
Ragazzo prepotente! E che! Scherziamo?
È uno scherzo che può costarti caro.
So quel che dico: tu vuoi contrariarmi.
Hai scelto proprio il momento, perdio!
 
 (Ai danzatori)
 
Bene, bravi figlioli!…
 
 (A Tebaldo)
 
Un insolente,
ecco che cosa sei. Va’ e sta’ buono,
altrimenti…
 
(Ai servi)
 
Più luce, fate luce…
 
(A Tebaldo)
 
E vergognati: e se non fai giudizio,
bada che son qua io…
 
 (Ai danzatori)
 
Su, su, ragazzi,
qui ci vuole un po’ più d’animazione!
 
TEBALDO – Questa pazienza imposta con la forza,
che si scontra con l’ira più sfrenata,
mi fa fremere tutto. Me ne vado.
Però questa sfacciata intromissione
che par che attiri qui tanta dolcezza
si muterà in amarissimo fiele!

 

 

 

 

Tutto qui?

 

Quale parte delle mie parole “recitare Shakespeare in maniera decente” non vi era chiara? No no no non voglio sentire la storia dei ruoli sbagliati. Giovani ragazzi, non avete ancora capito che i ruoli non esistono? Siamo noi, noi esseri dotati di esistenza, a conferire un ruolo a coloro che lo meritano.

Guardate lui.

Il più fido tra i miei compagni, il primo che mi abbia mai seguito. Lui esiste, e lui ha un ruolo. Il suo nome lo rispecchia, infatti. Lui è il Cacciatore Cieco.

E adesso scoprirete perché si chiama così.

 

Con la vostra esibizione, avete ottenuto cinque minuti di vantaggio. E, da artista completo a semplici comparse come voi, mi sento in merito di specificare che sarà soddisfatto quando avrà catturato solo due di voi.

Chi, mi chiedete?

Ma è ovvio.

Chi sarà più lento a correre.

Andate, fanciulli. Il tempo non si ferma per nessuno, e mancano quattro minuti e trentacinque secondi…

 

Cacciatore Cieco (Sine Requie, "Terre Perdute anno XIII", Asterion Press)
Cacciatore Cieco (Sine Requie, “Terre Perdute anno XIII”, Asterion Press)
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