L’agrifoglio // Il Diario della Rosa dei Venti

 

L’agrifoglio

Sul limitare, tra la casa e l’orto
dove son brulli gli alberi, te voglio,
che vi verdeggi dopo ch’io sia morto,
sempre, agrifoglio.

Lauro spinoso t’ha chiamato il volgo,
che sempre verde t’ammirò sul monte:
oh! cola il sangue se un tuo ramo avvolgo
alla mia fronte!

Tu devi, o lauro, cingere l’esangue
fronte dei morti! E nella nebbia pigra
alle tue bacche del color di sangue,
venga chi migra,

tordo, frosone, zigolo muciatto,
presso la casa ove né suona il tardo
passo del vecchio. E vengavi d’appiatto
l’uomo lombardo,

e del tuo duro legno, alla sua guisa
foggi cucchiari e mestole; il cucchiare
con cui la mamma imbocca il bimbo, assisa
sul limitare.

Giovanni Pascoli

 

 

Kher, Nello, e agrifoglio.
Kher, Nello, e agrifoglio.

Caro Giovanni, io e te non la pensiamo proprio allo stesso modo riguardo a quella pianta. Vorrei dire tante cose su quello che hai scritto, ma ne scriverò una sola. L’agrifoglio non è solo per i morti. Io non sono morto, eppure lo coltivo. A proposito, lo sapevi che io con le piante sono negato, no? Sai che adesso potrei quasi dire “ero”? Non che in realtà sia diventato bravo, faccio ancora una quantità di casini inimmaginabili con loro, però le sento. Le rispetto. Forse qualche difficoltà è anche dovuta alla mia passione per il fuoco, ma credo che anche loro qualcosa abbiano sentito. Ci sentiamo. Infatti per ora continuerò qui, nel mio piccolo giardino, con le mie piante.

Sono particolarmente felice dell’ultima arrivata: una piccola acacia.

Sai, ho pianto due volte quando mi sono reso conto che quel piccolo cosino verde che aveva iniziato a crescere era un’acacia. La prima volta ho pianto letteralmente, come una fontana, quando ho scoperto che cosa stava crescendo nel mio giardino. Non hai idea di quanto mi manchino tutti. Ma nel guardare quel cosettino verde ero felice. Quel piccolo germoglio ha portato una nuova vita in tutti i miei ricordi, e perché non dovrei esserne contento? E infatti lo sono stato, cavolo se lo sono stato. Lo sono tutt’ora. E lei, di rimando, cresce. Eccome se cresce.

La seconda volta ho pianto interiormente, quando ho letto e sentito dire che l’acacia è definita una pianta infestante. Una pianta infestante? L’acacia? Certa gente non capisce veramente un cazzo di nulla.

 

A presto, Giovanni, e anche se non condivido tutte le tue parole, grazie per aver scritto a proposito dell’agrifoglio. Basta ricordarsi che serve anche per la vita, e non solo per la morte.

Io ci credo, eccome se ci credo. Ci scommetterei il mio essere biclasse sopra, ad occhi chiusi e senza il minimo dubbio.

 

Kher

 

 

 

 

 

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