La mia Anima, II

 

I giorni passano di nuovo.

Ne ho contati tre. Ma tempo fa almeno il doppio.

Sono vivo.

Sinceramente, quasi non me lo aspettavo.

Sono sempre uno scudo e una protezione, sono sempre uno spirito di odio e vendetta, sono sempre ignaro di ciò che sarò ma sono sempre conscio che alla mia morte io ne avrò fatte precedere molte altre.

 

Quasi un anno fa mi creai una nuova anima.

Un’anima resistente al dolore e alla morte, un’anima forgiata nello spegnersi delle vite altrui, un’anima temprata nel sangue dei morti.

Un’anima di metallo, fredda, che non risenta della temperatura del mondo che la circonda.

 

E funzionò.

Diventai ciò che sono ora.

 

Ma un anno è un tempo lungo. Troppo tempo è passato da quel giorno senza che più mi accorgessi del freddo che mi circonda. Non vi è solo quello, sento anche tepore, un tiepido flusso di calore dolce… E questo mi ricorda sensazioni ed emozioni che da anni credevo di non provare più.

Da quando Lucia è morta.

 

Ma allora, se la sensazione è così bella, perché il dolce e tiepido tepore è accompagnato dalla gelida lama di un pugnale, che colpisce in profondità nella carne?

 

La lama è fredda.

Sentivo quasi la mancanza di quella sensazione.

 

Nelle terre dei Ravenswood, mio padre mi insegnò che niente scalda un uomo come la caccia. Da Cacciatore, ho scoperto che questa affermazione era errata.

Non è della Rabbia che ho bisogno per scaldarmi.

 

 

Adesso, la caccia inizia un’altra volta.

 

 

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