Il Diario di Bakunin: come conobbi il nano che mi salvò la vita

 

Mi chiamavo Siro De Lande, ma questo prima di iniziare a studiare filosofia, e prima di imparare l’uso delle armi e del battesimo del sangue in battaglia.

Adesso mi chiamo Michail J. Bakunin, e sono un Anarchico.

 

Sobborghi di
Leviata (periferia)

In questa mia memoria non voglio trattare le mie credenze filosofiche o politiche, bensì di un compagno che si è unito da pochissimo al mio viaggio. Parlo di Pennok, un nano paladino dotato di un’incredibile fede nella sua divinità, ma anche aperto a punti di vista differenti. Una volta, durante un nostro discorso, mi disse “Non apprezzo il Caos, ma esso è equo.”. Essendo detto dal fedele di una divinità che mette l’ordine e la giustizia al centro della sua visione di bene, capirete bene come mai egli mi abbia così colpito. Lo incontrai nella città di Leviata, dell’Impero Kurp.

 

Parte interessante della città erano dei semplici palchi, sistemati all’interno dei numerosi parchi pubblici, dove chiunque poteva salire e parlare liberamente di quello che desiderava. Io avevo approfittato dell’occasione e stavo terminando un discorso dove presentavo le mie idee, quando questo nano si unì al pubblico. Essendo una città esclusivamente umana, lo notai facilmente.

Mentre successivamente al mio discorso discutevamo amabilmente facendo reciproca conoscenza, io e il mio nuovo compagno restammo involontariamente invischiati in un immenso insieme di corruzione, tradimento e politica.

i Chimici erano esperti di filtri, pozioni ed alchimia
Chimici – famiglia criminale esperta di filtri, pozioni ed alchimia

All’interno di questa città esistevano un immenso numero di poteri, ufficiali e ufficiosi, tutti collegati tra loro da marcio e putredine. I più influenti erano il potere politico (il Reggente dell’Impero), quello militare (le Guardie Cittadine), e quello criminale (due famiglie “rivali” di criminalità organizzata, i Colombari e i Chimici).

Il marciume nell’animo di queste persone era talmente profondo che esse stesse non capivano nemmeno più di chi potersi fidare, dato che il doppio o triplo gioco era più che di routine in ognuno di questi gruppi.

 

Fu in questo periodo che ci avvicinammo all’Alba, un gruppo di insurrezione anarchico con idee molto simili alle mie. La Psiche di Pennok non era così a suo agio in questo gruppo, ma la loro volontà di azione coincideva, almeno all’inizio, con la volontà di azione del gruppo dell’Alba, ovvero liberarsi di questo orrendo “Status Quo” politico e di potere.

L’operazione militare in cui fummo coinvolti era difficile, ma comunque affrontabile. La prima “coppia” di cui ci dovevamo occupare erano due importanti membri della famiglia Colombari, residenti in una villa di campagna. Non sarebbero stati loro il problema, bensì le loro esperte guardie. Insieme a due compagni arcieri del gruppo dell’Alba, ci preparammo allo scontro.

 

La battaglia fu intensa, e ne riparlerò in seguito dedicandole lo spazio che merita, ma una cosa la devo dire. Rischiai di morire. O forse sono morto. Non ho ancora ben inteso. Una delle guardie del corpo personali dei Colombari mi colpì all’occhio sinistro con una freccia. Credo di essere morto. Si, ripensandoci adesso ne sono piuttosto sicuro. Non si sopravvive ad un colpo del genere.

Mi rendo conto di non essere riuscito minimamente a rendere la scena della mia “morte”, ma questo è dovuto al fatto che sono ancora vivo. Sia maledetto se ho capito come ha fatto, ma Pennok mi ha salvato.

Ripresi conoscenza con un fortissimo dolore alla testa e all’occhio sinistro, con i muscoli indolenziti ed intorpiditi, immobile e praticamente impossibilitato a muovermi. Pennok, sopra di me, continuava ad agitare le mani, pronunciare parole cariche di potere e ad investirmi di ondate su ondate di tiepida energia magica, di un leggero colore dorato.

Ero vivo!

 

Scoprii dopo che erano passati solo pochi secondi dalla mia “morte”. Sono realmente morto? Sono stato salvato strappato per i capelli alla fine della vita? Difficile a dirsi. Io non lo so, e credo che lo saprò mai.

Ma una cosa è certa: è stato Pennok a salvarmi!

 

Adesso scrivo da un lettino, dove sto lentamente recuperando le forze. Presto spero di potermi alzare di nuovo. Qualunque cosa succeda, il mio futuro è ancora da determinare grazie a quel nano.

Pennok, che la gloria degli Dei illumini il tuo cammino. Avrai sempre in me un compagno leale e fedele, e porterò con onore il debito di vita nei tuoi confronti. SEMPER FIDELIS!

 

 

Michail J. Bakunin,

Anarchico della setta dell’Alba

 

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2 pensieri su “Il Diario di Bakunin: come conobbi il nano che mi salvò la vita

  1. Un paladino nano che va in giro con uno scudo più alto di lui oserei dire…e che per sedare una rivolta tira una martellata a uno con giusto un goccino di foga di troppo e lo abbatte…

    1. Lo stesso paladino che Paladino che, all’interno della sopracitata rivolta/regolamento di conti, dopo aver terrorizzato e costretto alla fuga due dei sessanta (SESSANTA!) uomini coinvolti, si volta verso il compagno e urla “E CON DUE ABBIAMO RISOLTO! AVANTI GLI ALTRI!” prima di rigettarsi nella mischia. Insieme agli altri CINQUANTOTTO. 😆 Che spettacolo!
      – Bakunin

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