Una sera in locanda, la nascita del gruppo

 

“Allora, Arcimago, cosa si racconta di nuovo? Sempre a fare avanti ed indietro tra qua e là? Sapone o asciugamani questa volta? :lol:”

Horatio sbeffeggiava il mago in tunica arancione, mentre Edgardo controllava il filo della sua lama. Lherian stava tornando con i vassoi contenenti cibo e bevande per quattro persone, di cui una mangiava solo ed esclusivamente pescato di giornata, e un altro mangiava (ma soprattutto beveva) per tre.

“In realtà vi sono stati cambiamenti negli ultimi viaggi, anche se siamo ancora molto lontani dal risultato. Il mio apprendista si è decisamente rammollito. Ricorda ancora la lezione che gli ho insegnato, ma lotta con tutto se stesso per non credere a quello che sa. E’ sempre troppo giovane. E non parliamo nemmeno degli altri due. Sembrano refrattari alle seconde occasioni. Reputo che essi traggano una qualche forma di piacere recondito a sprecare le opportunità e a restare bloccati nella loro auto-imposta sofferenza.”

“Ehi” si intromise Lherian, posando i vassoi sul tavolo “non è che hai intenzione di fargli altre tre prove vero? Quel povero ragazzo!”

“Se le sarebbe meritate.” rispose l’Arcimago.

“Hei hei hei hei HEI! Avevamo votato, basta prove a quei tre disgraziati! Per i miei baffi, giuro che se ti azzardi a organizzare altre prove ti strozzo! Manderai quei poveracci sull’orlo di una crisi di nervi.”

“So benissimo che abbiamo votato, come so che l’esito non è stato favorevole alla mia proposta. Dato che voi non siete parte né della mia Gilda né del mio Mondo, avevamo già appurato che non siete tenuti ad obbedirmi. E infatti abbiamo istituito un principio di democrazia. Inefficiente in maniera intrinseca, chiaramente, ma inevitabile.”

Horatio, confuso, guardò Lherian in cerca di aiuto.

“Kheratus non riesce a dire semplicemente che adesso fa parte di un gruppo e che le decisioni sono collegiali e non sue. Bisogna ammettere che nel tuo mondo le cose vanno decisamente bene, lo ammettiamo senza problemi, ma questo non è il tuo mondo.”

“Ammissione veritiera e decisamente pertinente.”

Edgardo, in silenzio, ascoltava.

“Bene, adesso che FINALMENTE abbiamo chiarito tutto e in termini comprensibili anche al sottoscritto, cosa dite, briandiamo?”

Edgardo e Horatio si divisero i boccali di birra (uno il primo, fredda, e tre il secondo, tiepida), Lherian prese il vino e Kheratus sidro e menta.

 

Al Gruppo,
e a Lei.

 

Lherian si gelò con la coppa a mezz’aria e un’aria impaurita. Horatio, che stava trangugiando un boccale, tossì, urlò, e sputò, spruzzando birra persino dal naso mentre tutta la locanda rideva della sua performance. Persino Kheratus, di solito impassibile, mostrò una qualche forma di sorpresa.

 

Edgardo aveva brindato.

Anche a Lei.

 

E nessuno di loro parlava di Lucia.

Nemmeno Edgardo.

 

 

Tutto il gruppo, semplicemente con un brindisi, era adesso veramente unito. Guerriero, Mago, Chierico e Cacciatore. Taluni direbbero un gruppo “quasi-canonico”, ma non potrebbero sbagliarsi più di così.

 

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