D&D, dal diario di un anarchico

 

Ho visto finalmente la luce. Ma brancolo ancora nel buio. Non so cosa fare.

Sono stato così a lungo nelle tenebre da aver perso la capacità di vedere?

Come posso parlare, se nessuno si è nemmeno reso conto dell’intensità di quello che sento, del mio desiderio ormai travolgente che riconosce la luce ma è bloccato prima dell’azione? O forse qualcuno, silenziosamente, si è reso conto di quello che adesso non riesco a vedere con i miei occhi? C’è qualcuno, da qualche parte? O sono sempre solo?

 

Non riesco a vedere. Dicono che un orbo in un paese di ciechi sia un Re, ma l’unico cieco tra coloro che hanno appena iniziato a vedere… Che cos’è? Non sono un Re, sono contrario ad ogni forma di istituzione per principio. La Legge e le istituzioni sono quello che hanno portato tutti i miei confratelli, abitanti di questo povero mondo, dove siamo adesso. Sono abituato a restare da solo, per anni ho continuato a cambiare aspetto, a nascondere la mia vera identità, a impedire che il mondo mi conoscesse. In ogni città in cui entrassi usavo un abito e un nome diverso. Mi informavo prima sulla presenza statistica maggiore, e mi camuffavo come un anonimo membro di quello specifico gruppo sociale. Alto e con pochi capelli, ma sempre anonimo in mezzo alla massa. Sempre in mezzo ai miei “simili”, ma sempre solo.

Non critico il mio passato, in parte è stata una mia scelta.

Adesso però non più. Ho trovato chi mi ha accompagnato e consentito di ergermi, non ancora come simbolo, ma quanto meno come persona. Mi sono alzato. E dopo anni, anni passati nella più nera solitudine, ho visto la luce.

Ero trionfante.

Mi aspettavo di vedere i colori. Di distinguere delle figure. Mi aspettavo di poter vedere.

Non ho visto niente.

Il mio mondo è passato da completamente buio a bianco e grigio. Niente colori, niente linee, niente distinzioni. Niente di niente. Grigio e bianco, bianco e grigio, sfumato e completamente indefinito.

Che differenza c’è?

Sono forse diverso da quello che ero prima? Si, sicuramente. Sono diverso.

Sono forse migliore rispetto a prima? No, non lo sono. Sono più forte, ma questo non significa essere migliore.

Sono forse più felice? Non lo so. Davvero non lo so. Credo di si, ma… Non lo so.

 

Un uomo una volta disse: “Ti svegli la mattina e ogni cosa intorno a te è grigia. Il cielo è grigio, la città è grigia, la campagna è grigia, le persone sono grigie, i pensieri sono grigi. C’è una via d’uscita, per far tornare i colori?”.

 

Quest’uomo parlava dell’alcool. Era un brav’uomo, con solo il grosso vizio del bere. Senza controllo. Per lui bere era l’unico modo per tornare a vedere i colori. Con me queste cose non funzionano. Non vado mai oltre la birra, e non faccio gare in locanda. Gli alcolici forti proprio non mi piacciono. Quasi nemmeno nei dolci, figuriamoci alla goccia.

Devo trovare la mia strada.

 

 

Karl Michailovic’ Bakunin

 

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3 thoughts on “D&D, dal diario di un anarchico

    1. Anche io preferirei passare inosservati, così da ridurre al minimo i pericoli che si possono incontrare in viaggio, ma se ci pensi alla fine un carro dipinto di rosso è un piccolo prezzo da pagare considerando il benessere di Karl. ^^

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