Sine Requie: Il Cuore di un Excubitor

 

Alla Domus Populi hanno sempre detto che ho “occhio” contro i Morti. Oggettivamente credo di non essere il miglior tiratore della caserma, anche se sicuramente non sono il peggiore. Capirete poi che con me il gioco di parole viene facile. Ma di questo ne sono felice, strappare un sorriso in più di questi tempi duri non è affatto semplice. Sono contento di poter sorridere e rallegrare un po’ quelli che mi stanno intorno. Mi è sempre piaciuto raccontare storie, e sapere che ogni tanto si possa organizzare una tavolata alla quale la mia menomazione non sarà vista come tale ma solo come sincero e affettuoso scambio di risate, mi fa felice.

“Non ci vuole molto a farti felice”, penserete voi. E forse avete ragione. O forse, invece, ho davvero bisogno ogni tanto di fermarmi e appoggiarmi da qualche parte. Il mio lavoro non è certo uno dei più semplici, e nemmeno uno dei più leggeri, fisicamente e mentalmente.

Sono un Excubitor, un “Guardiano”. Siamo vigili, custodi, guardiani, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, insomma tutto quello che un servizio di protezione “generale” (non medico) dovrebbe saper fare. E poi ci occupiamo dei Morti all’interno delle mura.

Anche se in quel senso non facciamo tutto da soli. Non è  così poco frequente che il Padre semplice o qualche contadino decida di organizzare un lavoro un po’ più grosso. E quindi più pericoloso. A quel punto ingaggiamo Cacciatori di Morti, mercenari che hanno fatto del combattimento contro i Morti un mestiere. Ma dato che tutto questo genere di attività è sempre e comunque controllato dalla Chiesa, ogni gruppo di mercenari che passa per Genova si trova prima o poi alla Domus Populi.

 

La incontrai così.

 

[…]

 

Io sono un Excubitor, un servo diretto del Vescovo. Legalmente sono un laico, ma il mio mestiere mi impone di essere un laico fedele ai limiti del fanatismo alla dottrina cristiana e della Chiesa.

Lei è una Cacciatrice di Morti, una cittadina del Sanctum Imperium geograficamente parlando, laica e nel ramo del laicismo che da molti religiosi viene a malapena tollerato, perché considerati “elementi a rischio”, troppo indipendenti e non così controllabili come i Vescovi vorrebbero.

 

Quando abbiamo iniziato a frequentarci, al di fuori dei nostri rispettivi gruppi, probabilmente siamo apparsi come uno spettacolo buffo. Lei così allegra, solare ed espansiva, con un modo di fare molto diretto, unica traccia tipica dei Cacciatori di Morti. Si vedevano e si vedono in lei i segni delle sofferenze che un mondo popolato da Morti le ha imposto, sofferenze che un Cacciatore di Morti affronta in prima linea e in prima persona. Ma questo non la aveva resa meno solare o meno calorosa. Sorridente, allegra, espansiva. Io, al contrario, moderato, controllato e posato. Sono sempre stato un individuo piuttosto tranquillo, e il mio mestiere mi ha imposto un aggiuntivo grado di autocontrollo personale. Sono sempre stato privo della diretta espansività che lei invece ha mostrato da subito, ma conoscendola ho scoperto di riuscire piano piano ad aprirmi. Le ho mostrato parti di me che pochi conoscono.

 

Come il mio occhio.

 

Matteo scrisse, nel suo Vangelo Se il tuo occhio destro ti è motivo di inciampo, cavalo e gettalo via da te. Infatti è meglio per te che un tuo membro perisca, anziché tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.” (Matteo 5-29)

Ogni tanto, guardandomi allo specchio, vedo un’altra versione di me cavarsi un occhio con le sue stesse mani. Lo fa per essere felice. E la cosa assurda è che ci riesce, perché da quel momento in avanti è stato felice. Si è cavato un occhio con le sue stesse mani per la sua felicità, per essere felice.

 

Ma quello non sono io. Io sono Valerio.

 

Io ho perso l’occhio sinistro, ed è stato un Morto. Probabilmente un Ferox. Ero piccolo quando accadde, avevo appena otto anni, e il Giorno del Giudizio si era scatenato da poco. Non sapevamo ancora come combattere i Morti, e uno di loro mi arrivò vicino, molto vicino. Era molto forte, e veloce, per quello adesso dico che probabilmente fu un Ferox. Fummo fortunati a non morire tutti.

Le parlai di come persi il mio occhio sinistro al nostro primo incontro, poco al di fuori delle mura di Genova.

 

Si chiama Francesca.

Ho lavorato abbastanza come Excubitor per sapere che esistono praticamente solo due tipi di Cacciatrici di Morti: puttane e cacciatrici.

Nel Sanctum Imperium la prostituzione è illegale, così come ogni tipo di rapporto al di fuori del matrimonio. Moltissime donne che si presentano come Cacciatrici di Morti sono in realtà semplicemente le puttane del gruppo di cacciatori, mascherate da combattenti solo per evitare problemi con la Chiesa. Le altre invece sono cacciatrici che non invidiano niente ai loro colleghi maschi, esperte nell’uso delle armi e nel combattimento contro i Morti, coraggiose, determinate e temprate dalla vita dura che il loro mestiere impone.

Io di solito non le riconosco dalla vista, ma dall’odore.

Le finte cacciatrici odorano di donna, di sesso. Alle volte hanno anche odori più grevi, sudore e sporco, ma una nota forte della loro sessualità si sente sempre. Viceversa, quel particolare aroma è assente nelle vere cacciatrici. Loro odorano di grasso di motore, di fumo, polvere da sparo, alle volte di sangue rappreso o addirittura putrefazione nel caso siano ferite.

So che non è bello da dire, ma delle Cacciatrici di cui ho memoria non ho mai trovato odori e personalità diverse da questi.

Francesca aveva un odore completamente differente.

Francesca aveva un profumo, non un semplice odore. Non un profumo artificiale (chi se li può permettere al giorno d’oggi?) ma un aroma naturale molto più che gradevole, veramente incantevole. E la prima cosa che fece, dopo avermi salutato… fu accendersi una sigaretta. La guardai stupito, e lei mi fissò di rimando. Non è facile non notare che un Excubitor con un occhio solo ti sta fissando come se avesse visto la cosa più strana del mondo. Cosa che effettivamente lei era. Come fa una fumatrice e cacciatrice di morti a non essere impregnata dell’odore del fumo?

Lei non lo era.

Ma chi era questa giovane donna?

 

Parlammo a lungo, vicino alle mura e alle fortificazioni cittadine. Fu davvero un bellissimo pomeriggio. Bello come non ne passavo da anni.

 

[…]

 

Valerio e Francesca
Valerio e Francesca

Sapevo che sarebbe ripartita a breve. E’ una Cacciatrice, il loro mestiere gli impedisce di restare troppo fermi in un posto. E infatti, anche se non mi sarei mai aspettato che quel momento arrivasse così in fretta, un giorno lei mi disse che da li a poco sarebbe partita.

Andai da un caro vecchio amico. Un uomo con cui ne avevo passate di tutti i colori, la cui giovane età contrastava tantissimo con la sua stupefacente mente e le sue incredibili capacità. Tra le sue numerose capacità, questo ragazzo (perché anche se lo chiamo uomo alla fine è poco più che un ragazzo) è un abile disegnatore. Così gli ho chiesto un favore, e gli ho chiesto di fare un ritratto di me e Francesca insieme, da lasciarle prima della partenza.

Me lo fece, e con il cuore. Seppi solo dopo che il mio compagno aveva deciso, solo per me, di fare un’ultima eccezione, e che da dopo quel ritratto non avrebbe mai più disegnato.

Non credo che riuscirò mai a ringraziarlo abbastanza per quello che ha fatto per me.

 

[…]

 

Adesso sono di nuovo solo. O meglio, mi sento di nuovo un po’ solo. In realtà per un Excubitor è impossibile essere davvero solo, siamo sempre pieni di cose da fare e sempre in mezzo ai cittadini o ai nostri compagni, quindi “solo” è una parola effettivamente grossa. Però è quello che sento.

Francesca è partita ormai da quasi due mesi, e ora fa troppo freddo per fare grandi viaggi non realmente necessari. Se sarò fortunato passerà di nuovo a Genova in primavera.

Questo nostro mondo è duro.

E’ un mondo spietato, doloroso, dove la sofferenza si taglia con la lama di un coltello giorno dopo giorno. E’ un mondo dove bisogna sacrificare costantemente qualcosa, dai propri affetti alla propria libertà, e questo senza nemmeno la certezza di poter continuare a vivere liberi dai Morti.

Non so se Francesca, in primavera, tornerà a Genova.

 

Io sicuramente la aspetterò.

 

 

Valerio delle Piane

 

 

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