K, e K – due anni dopo

 

La cosa più strana è che non sembrano affatto passati due anni. Due anni… Ma così tanto tempo… E’ davvero così? I fatti lo dimostrano, sarà vero. Onestamente non lo so. Onestamente mi sento piuttosto confuso riguardo allo scorrere del tempo. Sono libero, ma lei resta sempre. Come lui. Come tutti loro. Due anni… Sono passati davvero due anni. Assurdo. Non lo avrei davvero mai detto. Ancora adesso devo convincermene, in realtà.

– Kher

 

[…]

 

Sei tu, alla fine ti ho visto. Il rosso dei tuoi abiti, delle tue ali, dei tuoi capelli, dei tuoi vestiti… Rosso.

Dimmi, K.
Dimmi perché sei venuta qui.

Ti vedo, e ti vedo in mezzo ad ogni cosa sul cui orizzonte si sia posato il mio sguardo dalla cima della scala. Dimmi perché sei venuta qui. 
Mai avrei pensato di trovarti qui.
Cosa ci fai?
Perché sei venuta qui?

Stai cercando vendetta, e lo fai con ogni mezzo a tua disposizione. Tuoi seguaci sono diavoli, demoni, angeli, draghi… e tutti, dimentichi delle divergenze, ti seguono per sostenere la tua vendetta.

Ma perché sei venuta qui? Perché angeli e demoni combattono insieme sotto di te per vendetta?? VENDETTA???? Si sono uniti PER LA TUA VENDETTA???? TU, sei stata TU ad UNIRLI????

Non è tempo di ironia, di battute o di scherzi.

Come ho fatto a pensare a te solo ieri, e ritrovarti questa mattina? Ieri ti ho pensato, e mi sono chiesto perché tu stessi facendo quello che fai. Oggi… Oggi ho visto chiaramente la piazza, ed è stato un simbolo. Un tuo simbolo. Perché, perché, perché, perché, PERCHE’????

  

Io ti ho sempre chiamato K, caro.
Anche io ti ho sempre chiamata K. E tu non mi sei per niente cara.

Curioso, vero? Tu invece a me lo sei sempre stato. Te lo ricordi?
STAI ZITTA!! 

 

Sigmar's JusticeK, tu porti un bastone.
Anche io ho un bastone.
K, tu porti una lama.
Anche io ho una lama, ma diversa.
La mia lama è più pesante della tua.

Oggi ho sentito il peso della mia spada sulla schiena.

K, non pensare di aver vinto. Sapevo che le armi sono un peso, e sapevo del peso che avrei dovuto iniziare a trasportare sulla schiena. E non voglio che i miei amici e tutta questa gente paghino per te. Non voglio una nuova spirale di dolore, morte e sofferenza.

Ti ho vista oggi, dopo averti pensata ieri, K.

Oggi, il giorno in cui la rabbia è stata rabbia, e la rabbia è stata dolore.

La mia rabbia è stata la mia rabbia. L’Ira, il pulsare del sangue, la determinazione, il tutto a stento trattenuto, trattenuto come la stessa lama che ancora oggi non è stata sguainata.

La sua rabbia è stata il mio dolore. Ha detto chiaramente che io avevo causato la sua rabbia nei miei confronti. Da quando ero entrato in quel giardino. Da quando ero entrato.

 

E dopo tutto ciò, come se non bastasse, ti ho vista, K.
K, io non sono come te.

Non voglio vendetta, non voglio dolore.
Voglio che le persone a cui tengo stiano bene, e siano libere.
Voglio che le persone che amo siano loro stesse.
Voglio che chi amo possa dire che è arrabbiato con me.
Voglio che chi amo possa dirmi di stare zitto.

Voglio che tutti loro possano decidere.

Io non sono come te, K.

 

 

[…]

 

 

Nemmeno la mancanza di quel giardino mi fa pensare a quanto tempo sia passato. Non ho mai dimenticato quel giorno, quel piccolo chiostro, l’erba verde, il naso sulla schiena… Non si dimentica un giardino come quello. Né nulla di quello che vi è accaduto, o delle persone che vi erano. Non posso farlo. Non voglio farlo. Non posso, e non voglio.

– Kher

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