Gdr: “riesumiamo” la morte del party affiatato

Non in senso negativo, ma oggi siamo un po’ malinconici. E’ strano e me ne rendo conto, ma un certo senso di “positività” si può associare anche alla malinconia. Seguendo questo filone, prima ripropongo una sintesi di un vecchio articolo (auto-massacro di un gruppo di gioco, circa due anni e mezzo fa), e poi spendo ancora due parole sull’argomento.

[…]

Qualcuno aveva detto, una volta, che il potere corrompe, e che concesso in mano a persone già corrotte, esso conduce solo alla distruzione.

Così è stato.

Un incidente, durante un rituale magico, ha creato una zona ad altissimo livello di mana all’interno del mondo. Le energie magiche fluiscono così forti in queste rarissime zone che ogni incantesimo è lanciato senza alcuno sforzo per il mago, e gli effetti di ogni singolo incantesimo possono andare ben oltre i massimi consentiti. Il prezzo del fallimento, in caso di errori nelle formule o negli incanti, è però incredibilmente alto.

Arcane CircleA nulla valsero gli avvertimenti, la maga elfa continuò imperterrita ad usare quella zona per ogni tipo di incantesimo, e anche per fare esperimenti su nuovi incantesimi, pratica tutt’altro che sicura. A lungo andò tutto bene…. Fino al suo errore, e al prezzo da pagare. Poppea e Nietzsche, maga elfa e minotauro, si scambiarono i corpi. Lo spirito dell’elfa finì nel corpo del minotauro, e quello del minotauro nel corpo dell’elfa.

La maga si ritrovò in un corpo potentissimo, e si ritrovò improvvisamente dotata di forza, coordinazione, rapidità, resistenza ed allenamento, ma completamente priva di ogni forma di potere magico. Il minotauro, viceversa, si ritrovò debole, sia in termini di muscoli che di resistenza. Certo, aveva guadagnato affinità alla magia e agli incantesimi, ma la sua scarsa intelligenza gli rendeva difficile l’uso anche dei più semplici di essi. In questo processo, entrambi furono collegati con la potente demone protettrice della maga, adesso in contatto con entrambi.

Ma da chi ha provato l’ebbrezza del potere, non ci si aspetta una pacifica ammissione di colpa, del peccato di vanagloria. E infatti non fu così.

Proposero alla demone il sacrificio del resto del gruppo, in cambio dell’aiuto al ritorno nei rispettivi corpi. Il sacrificio del gruppo per la salvezza di due. Ovviamente la demone, interessata esclusivamente alla sua prediletta, accettò. Di notte, durante il loro turno di guardia, mentre tutti gli altri dormivano, misero in atto il loro piano. Dopo aver disegnato un pentacolo intorno al loro accampamento, colpirono.

Ma qualcosa andò storto.

Ghisleberto cadde morto, colpito alla gola nel sonno dalle mani della maga, dove ora risedeva Nietzsche.

Alister venne calpestato dagli zoccoli del minotauro.

Dikoleo, resosi rapidamente conto della situazione, riuscì a colpire e rendere morente il corpo dell’elfa, prima di essere scagliato con forza da Poppea (nel corpo del minotauro) contro il carro al centro dell’accampamento, spezzandosi le gambe e perdendo ogni possibilità di fuga.

Gnaang, nonostante i due lupi che aveva richiamato, venne anch’esso calpestato a morte.

Khetep, ultimo rimasto, resosi conto della gravità situazione troppo tardi, e resosi conto della futilità dell’opporsi al corpo di quello che un tempo era stato un … “amico”, non oppose resistenza. Venne anche lui scagliato contro il carro, vicino a Dikoleo.

Il corpo dell’elfa era morente, ma non ancora deceduta. La vera Poppea (nel corpo del minotauro) dopo aver calpestato a morte gli ultimi due membri dell’ex-party, probabilmente si aspettava qualcosa… ma non accadde nulla. Alister era stato calpestato e creduto morto, ma non lo era ancora del tutto. Tentò una fuga, ma la metamorfosi in uccello fu troppo per il suo corpo già devastato. Dopo un brevissimo volo, cadde a terra, morto… ma fuori dal pentacolo.

Poppea, nel corpo del minotauro, non potè far altro che osservare il suo vecchio corpo morire. La stazza e le dimensioni della bestia, così temute in combattimento, resero impossibile ogni tentativo di cura al corpo dell’elfa ormai prossimo alla morte.

La giornata non era iniziata bene, con la morte di Hawke. Impazzito internamente del campo ad altissimo mana, distrusse la città vicina, e ingaggiò una battaglia con il resto del gruppo. Non più responsabile delle sue azioni, fu il primo a spegnersi, durante il duello con i suoi compagni. Gli altri lo seguirono nella notte dello stesso giorno.

Unica sopravvissuta, Poppea, trasferita nel corpo del minotauro. Ironia della sorte, colei che cambiò quattro personaggi perché uccisa da membri del party, ora è l’unica sopravvissuta al gruppo.

tombeNormalmente si aggiungerebbero delle preghiere per le anime dei defunti… Ma nessuno di loro è vissuto comportandosi in maniera da avere qualcuno che preghi per loro. Hawke, Alister, Poppea, Khetep, Ghisleberto, Dikoleo, Gnaang e Nietzsche… Un gruppo con forti individualità, e tutte malvagie. Alcune meno, altre di più, ma nessuno ne era privo. Alla fine probabilmente si è realizzata l’unica conclusione possibile. Le loro vittime verosimilmente direbbero “l’unica che si meritassero”.

L’unica preghiera viene rivolta all’unico personaggio che ha conquistato la fiducia di qualcuno. Si tratta di Jimmy, il nano avventuriero che faceva inizialmente parte della compagnia, e che la abbandonò subito dopo aver visto l’impossibilità di dissuadere il gruppo dagli usuali omicidi di massa a cui erano abituati. Jimmy, fuggito, si è ritrovato con la compagnia di nani salvata in una missione passata, nascosti nelle foreste. Essi stanno ricostruendo la loro città, ma nel sottosuolo: una grotta naturale, trovata per caso, è stato il punto di partenza che ha iniziato a farli scavare e lavorare. Auguriamo tutti a Jimmy una lunga e prospera vita nel clan di nani che si formerà a breve nelle terre del sud.

Buona fortuna Jimmy, e possa la tua vita essere ancora lunga.

[…]

Chi sono io per “obbligare” qualcuno a pensare alla morte? Nessuno. Ma proprio nessuno. Eppure, nel gioco di ruolo, succede anche questo. Sta sempre e solo a noi decidere come affrontare l’argomento. Alcuni la vedranno come parte integrante del gioco (morto un Pg se ne “rolla” un altro, tipico stereotipo old school di D&D), altri invece sentiranno sulla propria pelle qualcosa di profondamente diverso.

Ripeto, io non sono nessuno e meno che mai qualcuno che obbliga. Però è da martedì che pensavo a questo “spunto”, e volevo fornirvelo. In realtà all’inizio avevo pensato di riesumare un articolo diverso, ma giusto stamattina, per caso, mi è caduto l’occhio su questo.

Io sono un mago, non uno stregone. Il mio “istinto” fa schifo. Però ogni tanto provo a seguirlo. Sarà la parte barbaro a parlare.

A presto,
auguri per le vostre sessioni,
e un forte abbraccio a tutti (si, proprio a tutti!).

Artù

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