Dark Heresy: “Il Sangue dell’Imperium”, un importante pensiero  

 

[…]

 

Ragazzo mio,

avrei voluto scriverti già da tempo per esprimerti la mia soddisfazione e il mio orgoglio nell’apprendere che non solo ti eri arruolato, ma che avevi scelto la mia stessa arma. Non per esprimerti la mia sorpresa, però: da te non mi aspettavo di meno, salvo, eventualmente, la felicissima scelta del corpo. Questo è il genere di soddisfazioni che pur non essendoci riservate molto spesso, fanno accettare con gioia le fatiche della professione di insegnante. Ovviamente, dobbiamo setacciare molta  sabbia e molti sassi prima di trovare una pepita d’oro, ma anche poche pepite sono una ricompensa eccezionale. Ormai la ragione per cui non ti ho scritto subito ti sarà evidente. Molti giovani, e non sempre a causa di colpe gravi, vengono allontanati durante il corso di addestramento. Ho aspettato (tenendomi però in contatto con le mie conoscenze) fino a che non hai superato il momento del “magone” (tutti noi lo conosciamo molto bene quel magone!) per  essere certo, salvo  incidenti o malattie, che avresti completato l’addestramento e la ferma.

Ora stai attraversando la parte più dura del servizio… e non dico in senso materiale (ormai la fatica fisica non può più spaventarti: l’hai sperimentata a fondo), ma in senso spirituale… la profonda, dolorosa e sconcertante necessità di mutare il proprio atteggiamento e il proprio modo di valutare fatti e circostanze, indispensabile per fare, di un cittadino in potenza, un individuo conscio delle proprie responsabilità. Ma forse farei meglio a dirti: la parte più dura l’hai già passata nonostante le tribolazioni che ancora ti aspettano e gli ostacoli,  sempre più ardui, che ancora dovrai superare. È proprio quel “magone” a risultare decisivo e conoscendoti bene so di avere aspettato quanto basta per essere certo che quello almeno  l’hai superato, altrimenti a quest’ora saresti già tornato a casa.

Una volta raggiunta quella vetta  spirituale, si prova qualcosa, un “qualcosa” di assolutamente nuovo. Forse non avrai parole per definirlo (io non ne avevo, quand’ero una recluta come te). Perciò, potresti permettere a un vecchio compagno d’armi di prestartele, visto che a volte le parole aiutano molto. Sono semplicemente queste: il destino più nobile che può toccare a un uomo è quello di mettere il proprio corpo mortale tra la sua adorata casa e la desolazione di una guerra. Queste parole non sono mie, naturalmente, come ti sarai accorto. Le verità fondamentali sono immutabili, e quando un uomo perspicace riesce a esprimerne una non è più necessario, per quanto il mondo si evolva, formularla diversamente.

Questa è appunto una verità immutabile, valida dovunque e in ogni tempo, per tutti gli uomini e tutte le nazioni.

Dammi tue notizie, ti prego, se puoi sacrificare a un vecchio insegnante un po’ del tuo prezioso tempo libero per buttare giù due righe di tanto in tanto. E se  ti capita d’incontrare qualcuno dei miei vecchi compagni d’armi, presenta loro i miei più cari saluti.

Buona fortuna, fante! Tu mi hai reso orgoglioso.

 

Jean V. Dubois
Tenente colonnello
di Fanteria spaziale mobile a riposo

 

(Fanteria dello Spazio, Robert A. Heinlein)

 

 

[…]

 

flotta della guardia imperialeIl Nostromo Lekulanzi aveva disposto, su ordine del Lord Capitano della Nave, che un Guardiamarina fosse sempre presente a totale disposizione della Tecnoprete Kim Visser. Chiaramente la disposizione del Nostromo fu rapida e solerte, come si addice ad un ufficiale di Marina. E altrettanto chiaramente, tenne per se il pensiero che quella Tecnoprete si stesse allargando un po’ troppo. In fondo, cosa ne sapeva lui di macchine? Nulla, come tutti. Magari quella operatrice del Culto Macchina era tra le più dotate, famose e zelanti fedeli del suo culto, e in una qualche maniera questo veniva percepito dal Capitano. O più probabilmente dalla nave, che però aveva tutti quei cavi infilati nel corpo del Comandante… Brrrr, brutti pensieri, proprio da cancellare. Il Capitano, beninteso. Esperto, capace, immenso… letteralmente. Brutta cosa, agli occhi di un militare, essere “collegato” alla nave in quella maniera. In un certo senso il Capitano era forse come l’Imperatore con il Trono d’Oro? BRRRR che pensiero BLASFEMO! Ma cosa stai pensando, Lekulanzi? E’ chiaramente diverso. Il Capitano ha bisogno di comunicare con la nave. E purtroppo ha scelto quel modo orrendo pieno di tubi e impianti.

Ma d’altro canto, esistevano forse altri modi?

Esistono forse altri modi per “comunicare” con le macchine che non siano quelli adoperati attualmente dai seguaci del Culto Mechanicus?

Misteri dell’Universo…

 

 

A molti ponti di distanza, il Signor Inquisitore Alexander Innocent Constantine si trovava in quel momento nei suoi alloggi.

Molti si domandano realmente cosa significa essere un telepate. Uno dei significati a cui le persone comuni non pensano è questo.
Non sappiamo se il pensiero del Nostromo Lekulanzi sia stato letto subito volontariamente, o se “l’emotività”, per non dire la blasfemia di alcuni pensieri del Nostromo, abbiano attirato l’attenzione del Signor Inquisitore.
Ma un contatto c’è stato. E partendo da quello, facilmente il Signor Inquisitore è riuscito a “rileggere”, in terza persona, tutto quello che il Nostromo ha pensato. E ancora una volta, in quei pensieri, ha trovato l’ennesima conferma del pericolo rappresentato dall’artefatto che i suoi avevano recuperato.

 

Una lavagna-dati, spenta, si trovava da sola sulla scrivania.

 

Il Signor Inquisitore, guardandola, pensò nuovamente all’accaduto, e a come i suoi quattro accoliti avevano recuperato quell’oggetto… O meglio, il suo contenuto. La sua riflessione, a titolo personale, iniziò con quattro parole pronunciate insieme in pensiero e verbalmente, sottovoce, nei suoi alloggi.

 

“Cosa sarebbe accaduto se…”

 

(continua)

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