Il mastino di sua Maestà

Una delle meraviglie dell’era moderna erano senza dubbio le stanze insonorizzate.

Poche cose potevano competere con la Lacrimosa ascoltata davanti ad un Monet.

Era il suo modo per celebrare la morte ultima di sua figlia, di quella che gli era quasi riuscita bene, aveva osato dire qualche lingua malefica, qualche lingua che presto avrebbe implorato pietà.

Il dover dare la notizia all’altra sorella non era stato meno doloroso.

Ad eccezione del coro e dell’orchestra diffusi da un’altra meraviglia delle notti moderne la villa era immersa nel più totale silenzio.

Il torpore non poteva colpire Sua Maestà in un momento peggiore.

Ma i secoli pesavano.

Anche lui non si era risvegliato per mesi solo pochi decenni prima, poteva solo sperare fosse breve.

Il Sabbat era alle porte, guidato da sua figlia, quella che gli era riuscita male dicevano le stesse malelingue. Quella che in realtà gli era riuscita alla perfezione.

Forse avrebbe dovuto contattarla prima del previsto.

Il flusso dei suoi pensieri fu interrotto dall’irrompere nella sala di Arbogast Schmied, uomo grezzo ed enorme in vita, fratello del clan Gangrel nella morte.

De Neri non lo aveva mai avuto in simpatia né aveva mai visto in lui le capacità militari che aveva visto Sua Maestà. Gli preferiva nettamente lo sceriffo sia come combattente che come stratega.

“Il fatto che Sua Maestà gradisca la compagnia dei suoi cani da guardia non vuol dire che siate autorizzato a non usare le buone maniere con me.”

Ricevette un ringhio in risposta.

Un altro sarebbe stato intimorito da quegli occhi da lupo.

“Esigo che vi facciate annunciare la prossima volta e che non mi disturbiate se non convocato”

“Sua Maestà non ha lasciato il Principato, verrebbe da chiedersi come mai abbiate mentito”

“Non siete nella posizione nemmeno di poter pensare di pormi quella domanda, o devo ricordarvi la differenza tra un Primogenito e Siniscalco e l’animale del Principe?”

Lo avrebbe volentieri ridotto in cenere, ma anche solo artigliarlo una volta lo avrebbe reso bersaglio di ogni fratello desideroso di farsi bello agli occhi della Camarilla. Una lista troppo lunga anche per lui.

“Anche il Mastino di Sua Maestà può porsi delle domande se il Principe scompare nel nulla dopo un attacco del Sabbat guidato da Vostra Figlia e il Siniscalco mente sulla reale sorte del Principe”

“E a quale risposta è giunto il Mastino di Sua Maestà?”

“Che qualcuno potrebbe mettere in dubbio la vostra fedeltà alla Camarilla…”

“Siete più sciocco di quello che pensavo se davvero credete che qualcuno possa dubitare della mia fedeltà, soprattutto se è un membro del vostro Clan a diffondere il sospetto”

“La mia fedeltà alla Camarilla è indubbia”

“Ad essere indubbia è la vostra fedeltà al principe, da bravo cane, che non potreste tradire la Camarilla è tutto da dimostrare”

Ringhiò nuovamente trattenendosi dall’attaccarlo.

“Avete il mio permesso di congedarvi”

La musica aveva smesso di suonare, si sentivano solo i passi pesanti di Schmied che si allontanavano.

De Neri tornò ad ammirare il Monet, il Sabbat gli aveva tolto non solo una figlia, ma anche uno dei pochi alleati all’interno del principato.

Si ritrovò a sperare in un rapido ritorno di Sua Maestà.

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