Warhammer Fantasy GDR: “La Maledizione del Tredici”, introduzione

 

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La torre di Kavzar - warhammer fantasyDapprima alcuni degli uomini non si preoccuparono, attesero che le piogge cessassero in modo da poter tornare al proprio lavoro. Ma le piogge non cessarono, i venti soffiarono più forti e il fulmine colpì l’alta torre. I giorni diventarono settimane, ma le piogge continuarono. Ogni notte la campana batteva tredici rintocchi e ogni mattina il buio avvolgeva la città. Gli umani cominciarono ad avere paura e innalzarono delle preghiere ai propri dei. Ma le piogge non cessarono e le nubi nere continuarono a gravare come sudai sui campi di grano ormai appiattito. Gli uomini si recarono dai Nani e li supplicarono di aiutarli, ma i barbalunga non se ne curarono. Che importanza poteva avere un po’ di pioggia in superficie nel cuore della terra dove tutto era asciutto e caldo?

Gli umani si accalcarono nelle loro dimore, i cuori divorati dalla paura. Mandarono alcuni di loro in cerca di aiuto in luoghi lontani, ma nessuno fece mai ritorno. Alcuni si recarono al tempio per pregare e sacrificare il poco cibo rimasto agli dei, ma trovarono le grandi porte sprangate. La pioggia aumentò. Scuri chicchi di grandine caddero dal cielo e distrussero le coltivazioni fradice. La grande campana rintoccava a morto sulla città in preda al terrore. Ben presto enormi massi fendettero i cieli, precipitando come cupe meteore per schiantare le case della città. In molti si ammalarono e morirono senza cause apparenti e i neonati presentarono atroci mutazioni. Ignobili moltitudini di ratti divorarono il poco grano rimasto nei granai e gli umani cominciarono a morire di fame.

Gli anziani degli uomini si recarono di nuovo dai Nani e domandarono ancora una volta aiuto. Volevano portare la loro gente in salvo nel sottosuolo. I barbalunga si adirarono e risposero agli umani che le gallerie inferiori erano allagate e che anche il loro cibo era stato divorato dai ratti. Restavano a malapena riparo e cibo sufficienti per loro e i loro consanguinei. Scacciarono gli uomini dalla proprie sale e sprangarono le porte.

In superficie le rovine della città diventavano ogni giorno più letali. Gli uomini si abbandonarono alla disperazione e chiesero il soccorso degli dei oscuri, sussurrando i nomi di principi demoniaci a lungo dimenticati nella speranza di salvarsi. Fu inutile, i ratti tornarono, più grossi ed aggressivi che mai. Le loro sagome furtive infestarono la città devastata, cibandosi dei caduti ed abbattendo i deboli. Ogni mezzanotte la campana sulla guglia batteva tredici rintocchi, un suono che sembrava sfrontato e trionfante. Gli umani erano ormai costretti a vivere come creature perseguitate nella loro stessa città, mentre enormi stuoli di ratti vagavano per le strade in cerca di una preda.

Infine gli umani disperati riunirono le armi di cui disponevano e batterono alle porte dei Nani, minacciandoli di trascinarli fuori per le barbe, se non fossero usciti volontariamente. Dall’interno non giunse alcuna risposta. Gli umani raccolsero delle travi e abbatterono le porte, accedendo ai cunicoli sotterranei, bui e vuoti. Facendosi coraggio, i pietosi superstiti di quella che un tempo era stata l’orgogliosa popolazione della città scesero all’interno. Nell’antica sala del trono trovarono i Nani, ormai ridotti a mucchi di ossa rosicchiate e tessuti laceri. Là, nella luce morente delle torce, scorsero miriadi di occhi intorno a sé, sfavillanti come stelle in una notte d’estate mentre i ratti li accerchiavano per ucciderli.

guerrieri del clan skaven warhammer fantasy
Gli umani combatterono per la propria vita spalla contro spalla, ma contro la ferocia implacabile e la soverchiante superiorità numerica dell’orda di roditori le loro armi furono inutili. La marea di ratti mostruosi si riversò su di loro, abbattendoli uno dopo l’altro per ridurli a brandelli, mentre gli acuminati denti gialli conficcavano nelle loro morbide carni e la massa di pelo scuro soffocava le loro pietose urla con il proprio atroce squittio…

 

Tradotto dal racconto Tileano “La rovina di Kavzar”, anche chiamato “La maledizione del tredici

(© Games Workshop)

 

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Voi credete nella sfortuna?

 

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