Di sangue nobile

Il nome di Augusto de Julis era apparso nelle notti dei fratelli solo nel settecento e si guadagnò rapidamente il terrore e il rispetto riservato solo ai più terribili tra i vampiri.

Non era la sua prima identità, ma la Masquerade impone anche di cambiare il proprio nome in determinate occasioni.

Cosa avesse spinto sua maestà ad abbandonare la sua precedente identità e con quale nome avesse assistito alla nascita della Camarilla stessa era un’informazione accessibile a pochi, nessuno dei quali era intenzionato a parlarne.

Su di lui giravano mille voci, mai confermate o smentite, ma il fatto fossero verosimili bastava a ridurre drasticamente il numero di nemici che potessero anche solo impensierirlo.

Non aveva mai manifestato del tutto il suo potere e questo era ciò che più temevano i suoi nemici. E i suoi alleati.

Dalla sua aveva forse solo il fatto che il suo clan aveva visto il lei qualcosa, contro di lei un Sire che si era fatto beffe del clan Ventrue e che forse aveva abbandonato la Camarilla. No, la situazione non era decisamente favorevole.

Quel dominio tuttavia era il solo in cui avrebbe potuto amministrare il patrimonio della sua famiglia stando comunque abbastanza lontano da Roma.

Essere nata dai Principi di Roma se non altro le aveva insegnato tutti i modi propri di una signora davanti ad un uomo di alto lignaggio e Sua Maestà poteva vantare sangue più nobile di ogni altro essere esistente.

Quello che era stato il suo domitor se non altro le aveva insegnato cosa si aspetta un anziano del clan dei re quando concede udienza.

Anche questo, a ben pensarci, era un punto a suo favore: le aveva concesso udienza senza l’intercessione di nessuno.

La stava aspettando in una delle sale dell’elysium, si domandava in quale lingua preferisse parlare, l’avrebbe scoperto se e quando le avesse concesso di parlare.

Quando lo vide finalmente non poté impedirsi di sentirsi in soggezione. Non stava facendo nulla per nascondere la sua natura. Gli occhi vitrei la analizzavano trovandola sicuramente mancante, sicuramente del clan sbagliato.

La stupì saltando i convenevoli e il cerimoniale. Aveva una voce grave e cavernosa, ma sicura e chiara come ci si aspetta da chi è solito impartire ordini ed emettere sentenze.

“Datemi un solo motivo per cui dovrei concedervi ospitalità “

Era impreparata a rispondere ad una domanda così diretta e posta così immediatamente, ma rispose ugualmente seppur con qualche attimo di esitazione.

“Sarei un primogenito perfetto nella vostra corte “

Cecilia Colonna giurerebbe di aver visto Sua Maestà sorridere della risposta.

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