GDR: POSSIBILITÀ DI ESSERE SE STESSI (1 SETTEMBRE 2012 – 1 SETTEMBRE 2015)

 

Esattamente tre anni fa veniva pubblicato su queste pagine un articolo scritto decisamente “di getto” ma che trattava un argomento che a tutti noi tutt’ora sta decisamente a cuore: la VITA di una partita. A suo tempo era uscita una stupenda discussione, che vi invito a leggere nel post originale. Oggi voglio riproporvi lo stesso articolo ripreso e corretto in alcuni punti, ma inalterato nei contenuti. Perché ancora oggi, dopo tre anni e con tre anni di esperienza nel gioco di ruolo in più, lo scopo di quell’articolo resta inalterato.

Io e noi siamo cambiati da tre anni fa, in modi che tutto sommato non reputavamo nemmeno possibili all’epoca. E nonostante tutto siamo ancora qui, sempre per cercare di condividere la nostra idea.

Se ne avete voglia, adesso come allora, nuovi o fedeli lettori che siate, fateci sapere cosa ne pensate. 😉

Lherian

 

 

logo gdrtales

 

 

Gdr è un acronimo per “Gioco di Ruolo”.

Mi rendo conto che esordire con una banalità del genere potrebbe far cambiare pagina alla maggior parte dei lettori, ma onestamente non avevo modo diverso per iniziare. Ci ho pensato a lungo, ma non ho trovato nulla.

“Gioco di Ruolo”

Ruolo.

 

Su ogni manuale, qualunque sia quello che abbiate tra le mani in questo momento, potrete trovare delle pagine dedicate al tema dell’immedesimazione del ruolo, dell’immedesimazione nel personaggio con cui giocate,nelle barriere che esistono tra personaggio e giocatore, della separazione dei ruoli, eccetera, eccetera, eccetera…

 

Giochi di carattere simulazionista come GURPS o Rolemaster, ad esempio, vi parleranno di come interpretare e giocare i vostri vantaggi, svantaggi e in generale i “tratti caratteristici” del vostro personaggio. Sottolineatura banale ma necessaria, “vostri” non significa di voi che ora leggete, ma del vostro personaggio.

D&D non si pone molto il problema, ma è un argomento già affrontato in altri articoli. I manuali si concentrano sul fornire basi solide e bilanciate per il sistema, la componente “vitale” è lasciata al singolo giocatore.

Sine Requie, che si avvicina ai giochi di narrazione, propone un metodo di valutazione dei punti avanzamento (i punti esperienza) in base all’interpretazione dei tratti del personaggio (vantaggi-svantaggi-tarocco dominante).

I giochi di narrazione in generale (citiamo come esempio Mondo di Tenebra) dedicano a questo tema un’attenzione non esagerata ma quasi morbosa. 😉 Tenete conto, però, che tutti questi sistemi sono molto più incentrati sulla narrazione e l’approfondimento dei personaggi che sul mero combattimento fine a se stesso.

 

… e così è su ogni altro manuale. Provare per credere!

 

Ora, io voglio aprire una possibilità.

Non è un obbligo, non è un diktat, non è una forzatura. È solamente una possibilità che voglio aprire per voi, nel caso non si sia già manifestata da sola.

 

Invece che IMMEDESIMARVI in qualcosa, provate a cercare quella parte di voi che vi serve per quel personaggio. Volenti o nolenti qualcosa di voi finirà COMUNQUE nel vostro personaggio, se state affrontando la partita di Gdr con passione e partecipazione. E allora, perché dovete costringervi in qualcosa che vi limiti?

Tutte le volte che si separano distintamente PERSONAGGIO (PG) e GIOCATORE, si sta perdendo qualcosa! Tutte le volte che provate a entrare dentro un ruolo, state contemporaneamente tentando di uscire da voi stessi. Certo, questo è la base della recitazione, della rappresentazione, della fiction… Ma una partita di gioco di ruolo non è solo teatro, non è solo rappresentazione, è anche vita, decisioni, scelte, emozioni, è molto più di mera improvvisazione e molto più di fredda logica e decisione.

E’ VITA che esce prepotente, se le persone sedute intorno al tavolo riescono a farla uscire. I personaggi possono essere i giocatori, se solo i giocatori stessi decidessero di lasciarsi andare!

Perché non provate ad essere voi stessi?

Credete di non poter essere voi solo perché siete orchi, maghi, chierici, guerrieri o stregoni? Solo perché qualcuno vi dice che è stupido credere di essere realmente in una piana a combattere? o in una taverna a bere? o alla presenza di un Duca a supplicare?

Sbagliate assolutamente. E questo è certo.
Sbagliate non perché non lo fate, ma perché non lo reputate possibile. Potete farlo!! Potete! Vi giuro che è davvero possibile. Basta essere voi stessi.

 

Che poi quello che vi propongo non vi diverta, non vi interessi, o banalmente non vi piaccia è tutta un’altra storia, ma che sia impossibile è clamorosamente sbagliato.

 

A mio parere, non c’è paragone tra giocare se stessi ed immergersi in un ruolo.

Un ruolo è qualcosa di costruito, voi invece siete veri.

 

Siete VIVI.

 

 

 

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14 pensieri su “GDR: POSSIBILITÀ DI ESSERE SE STESSI (1 SETTEMBRE 2012 – 1 SETTEMBRE 2015)

  1. Io non sono né un attore (che riesce ad interpretare una vita non sua) né uno scrittore (che riesce ad estrapolare in modo credibile i pensieri e le motivazioni di un personaggio diverso da se stesso); quindi, per quanto mi sforzi per fare diversamente, finisco sempre per mettere molto di me nel PG che interpreto.
    La cosa interessante è che nel PG finisce forse la parte di me più vera, quella ripulita dalle inibizioni e dalle convenzioni sociali. Non era Oscar Wilde che diceva “Man is least himself when he talks in his own person. Give him a mask, and he will tell you the truth”?
    Guardare con distacco le azioni del proprio PG, come spettatori oltre che come giocatori, è un modo efficace per conoscere se stessi – quindi ben venga il tuo suggerimento!

    1. Sono assolutamente d’accordo! (ma dall’articolo credo si fosse capito xD). Oltretutto reputo che la parte di noi “messa” nel nostro personaggio contribuisca a rendere ogni aspetto della partita più emozionante, personale, viva.
      Non è l’unico modo, e non succede per tutti. Ma a mio parere è una possibilità assolutamente da considerare. 😉

  2. uh, da dove cominciamo?

    Credo sia impossibile durante l’interpretazione di un PG creare qualcosa di completamente staccato da noi: quella è recitazione, non è gdr.
    Quando creo un PG, quando decido cosa sarà, qualunque sia la strada che prendo, alla fine è un’altro me stesso estremizzato in alcune caratteristiche, e viene sempre fuori qualcosa di molto diverso da me ma con delle costanti che si ripetono ogni volta.

    Ho notato anche che anche in chi ogni volta decide “a tavolino” quale dovesse essere il carattere del PG una certa frequenza nel modo di agire e di interpretare il PG. In alcuni casi, quando conosco abbastanza bene il giocatore, posso addirittura anticipare le mosse del PG.

    Nel LARP la cosa è ancora più evidente in quanto a menare gli orchi nella piana ci sei davvero tu, lì inevitabilmente una parte di te salta fuori ed è quella parte di te che è dentro al PG.

    Poi è ovvia la separazione tra sè e il proprio personaggio, ma avranno un punto in comune sempre, che può essere qualsiasi parte del carattere ed è quel punto in comune che rende la sessione “viva”.

    1. C’è eccome chi lo fa, il problema è che così facendo sacrifica qualsiasi connessione col proprio pg, dà luce ad un artifizio talmente contorto (perché alcuni lo fanno davvero. E lo fanno più per il fattore “originalità” per farsi fichi e “ruolatori illuminati di grande esperienza”) e barocco che con loro non può affatto avere niente a che fare.
      Si concentrano troppo sull’obiettivo e non si godono il viaggio.

      Io personalmente vado a stato d’animo, ed è incredibilmente terapeutico.

      1. Quoto entrambi, specialmente il punto a proposito del LARP e sul fattore “figaggine” di alcuni giocatori.
        Per quanto riguarda il gioco di ruolo dal vivo le mie esperienze sono estremamente ridotte rispetto a quelle di Lirin, ma per quello che ho giocato e vissuto io sono d’accordo sulla quasi-inevitabilità del collegamento, essendo li io di persona a recitare formule, incantesimi e strappare cartellini. Ma anche con quello che dice Matteo sono d’accordo, perché i peggiori giocatori (sempre dal vivo) da me incontrati sono stati quelli che palesemente cercavano di “rinchiudersi” dentro qualcosa di non loro. E il risultato si è visto.

        Non dico che non si possa creare un ruolo esterno da noi e che sia impossibile giocarlo divertendosi e appassionandosi, ci mancherebbe altro. Mi preme solo smentire chi dice che non sia possibile fare anche il contrario, e cioè divertirsi unendo parti di noi al nostro personaggio. 😉

        1. Ad onor del vero giocatori in grado di ricoprire qualsiasi ruolo li ho incontrati, ma la maggior parte di loro come minimo faceva anche teatro amatoriale 🙂 Nel 90% dei casi non ci si riesce a risultare credibili in qualcosa che ci è completamente estraneo.
          (PS è dal 2010 almeno che nessuno strappa più cartellini, i larpers sono diventati eco-friendly)

          1. O.O Adesso si che mi sento vecchio.
            Beh, il lato positivo è che sono autorizzato a dire “Una volta qui erano tutti cartellini strappati!” alle nuove generazioni di larpers. 😛

  3. Personalmente penso che la decisione su come interpretare il ruolo di un determinato personaggio sia estremamente variabile da persona a persona proprio perché molto personale. Per quanto concerne la mia esperienza (anche se non vastissima) di giocatrice, mi sono accorta che tendo molto a giocare sempre lo stesso tipo di personaggio: molto fisico, aggressivo, forzuto e amante delle armi da mischia. Mi piace molto giocare questo ruolo poiché mi permette di esprimere una parte di me che nella vita quotidiana non può uscire fuori, anche per evidenti limiti fisici (sono una donna piuttosto mingherlina e con una forza fisica rasente lo zero). Tuttavia, nonostante aver interpretato questo ruolo parecchie volte, devo ammettere che non mi ha mai stancato, e secondo me molto dipende dal fatto che il master sappia rendere ogni partita emozionante, mantenendo viva l’attenzione dei suoi giocatori. 🙂

  4. Il tuo discorso parte da un concetto di se stessi che non condivido pienamente, come anche da un concetto di interpretazione di un ruolo che non condivido, per me interpretare non è costruzione ma ricerca, cerco in me la persona che voglio ruolare e tiro fuori quell’aspetto che è indubitabilmente me ma che non si vedrebbe mai nella vita quotidiana perché soffocato da quella che è la mia personalità apparente.

    colloquialmente parlando ci si riferisce a se stessi intendendo il personaggio che siamo nell’ambito sociale quotidiano, ma a ben riflettere anche nella quotidianità siamo persone diverse a seconda del nostro interlocutore, abbiamo un atteggiamento al lavoro molto diverso da quello che abbiamo in famiglia che è ancora diverso da quello che abbiamo con i nostri amici.

    io ritengo che uno degli aspetti più interessanti del ruolo sia che ci permette di uscire dalla nostra comfort zone e tirare fuori le personalità dormienti che riposano in noi tutti quei se fosse che non sono mai stati.

    Ruolare se stessi nell’accezione del ruolare la persona che siamo ogni giorno è qualcosa che ho visto fare un sacco di volte con risultati a volte buone e a volte disastrosi ma con un omogeneizzazione delle azioni che uccide l’avventura molto rapidamente, quando ogni personaggio di un giocatore è quello precedente con un corpo ed una classe nuova e tutto inizia a sapere di dejavù perché le sue reazioni non cambiano indipendentemente da cosa gli tiri in faccia ecco quello finisce con uccidere non una campagna ma molte una dopo l’altra.

    1. Ciao! ^^
      In realtà a leggere quello che hai scritto io non mi trovo a pensarla in maniera troppo diversa da te, a parte sulla conclusione su cui siamo effettivamente in disaccordo. (ma questo sarà il succo della discussione! 😉 )

      A proposito del “quando ogni personaggio di un giocatore è quello precedente con un corpo ed una classe nuova e tutto inizia a sapere di dejavù” non è esattamente la cosa a cui mi stavo riferendo nel mio articolo. O meglio, lo è in parte! Io ho scritto “Cercare quella parte di voi che serve per quel personaggio”, con un’accezione quasi più simile al tuo “tirare fuori le personalità dormienti”. Le personalità dormienti a cui ti riferisci sono parti di te, e possono essere quello che ti serve per quel personaggio! 😉 quindi su questo punto, se ho capito quello che hai detto, direi che siamo d’accordo.

      Però io ci aggiungo un pezzo.

      Io non sono nessuno per dire ad ognuno cosa gli “serva” per un personaggio, meno che mai per farglielo fare! Ci sono persone che trovano appagante restare completamente distinti dai propri personaggi, persone che attingono a singole piccole parti di se in maniera inconscia, persone che lo fanno consciamente e anche individui che adorano immergere completamente tutti loro stessi nei personaggi che giocano.
      E perché no, ci saranno sicuramente anche individui per cui ogni personaggio è come il precedente. 😉 ci sarebbe da parlare molto su che cosa significa la frase “ogni personaggio è come il precedente” però, perché la domanda a questo punto diventa “cosa è un personaggio”? 😛

      E questo è il punto su cui secondo me non siamo d’accordo.
      Personalmente non reputo che nessuno di questi modi di giocare sia un problema, anzi!
      È una questione di gusti e preferenze, ma quello che a me importa è che nessuno dica ad altri che metodi di gioco, sessioni, partite o simili siano sbagliati. Ognuno deve trovare il suo metodo. Compreso il full-dejavù se è quello che piace. 😉

      Da quello che dici direi che tu abbia avuto esperienze molto negative a questo proposito. Però non è detto che una scelta del tipo “totalmente immersivo” distrugga una serie di campagne dopo l’altra.
      Forse la differenza sta tra “giocare essendo se stessi” e “giocare se stessi”.
      Anche creare una scheda di se stessi può avere il suo fascino (xD) però io intendevo nella maggior parte dell’articolo mi riferivo alla prima delle due (contemplando comunque anche la seconda! Ma canonicamente non riferendomi alla scheda di me stesso xD). Poter essere completamente me stesso e giocare. Attingendo a tutto quello che serve di me. Non necessariamente a TUTTO, tutto tutto compreso, ma a tutto quello che serve. 😉

      1. si in effetti ho avuto delle brutte esperienza con giocatori che posti davanti a stimoli differenti continuavano a reagire sempre secondo una certa formula quasi algoritmica salvo poi lentamente stancarsi e abbandonare l’ennesima campagna a metà.

        nella mia esperienza ho visto due fasi di approccio molto comuni, il giocatore inizia quasi senza interpretazione trattando il gioco quasi come un gioco da tavolo ascoltando più che interagendo è una fase abbastanza comprensibile sopratutto all’inizio specie con i giocatori più giovani (ho iniziato al gioco i miei fratelli quando uno era alle medie e l’altro alle elementari)

        poi si ha l’immedesimazione totale, che per certi versi resta ancora distaccata il giocatore sa qual’è il suo ventaglio di possibilità conosce le regole e anche quanto sei disposto a piegarle e si chiede soltanto “io cosa farei?”

        e il problema con questa fase è che dovrebbe essere appunto una fase transitoria ma a volte si trascina ancora e ancora e ancora intrappolando i personaggi di un giocatore in un limbo fatto di ripetizione stanchezza e abbandono

        e sta parlando un GM che concede grandi libertà che piega le regole a favore del buon senso e che piùttosto che forzare un azione abbandona una plotline.

        si hai ben inteso quello che dicevo quando parlavo di cercare personalità dormienti e si in effetti su quel punto siamo d’accordo.

        infine non voglio dire che sia sbagliato ruolare se stessi in qualsiasi forma o modo ma solo portare la mia esperienza nel dire che è necessario variare sopratutto se si ha un gruppo di gioco fisso se no si rischia di far saltare lo squalo alla campagna.

        ma sopratutto bisogna divertirsi perchè se non ti diverti ruolando un personaggio, è un gioco, se non ti diverti ruolando te stesso la cosa può diventare davvero deleteria.

        1. Da quello che avevi scritto si intuiva che avessi avuto delle difficoltà del genere, sinceramente me ne dispiace. Io personalmente non ho mai avuto difficoltà con lo stile di gioco di cui ci parli e che nelle tue campagne ha causato tanti problemi, ma sono ben consapevole delle sensazioni suscitate dal dover continuamente abbandonare campagne a metà. Soprattutto perché non a causa di problemi “esterni” al gioco (il gruppo si separa, lavoro, nuovi impegni, trasferimenti, ecc…) ma a causa di un progressivo calare di interesse e partecipazione di ogni campagna.

          Non sono d’accordo sul fatto che la fase più “personale” del gioco debba essere necessariamente transitoria, ma date le esperienze di cui ci hai parlato credo di aver capito la causa di questo tuo pensiero. A volte sono cose che possono capitare. Purtroppo è vero, è una possibilità. 😦 Ma c’è anche la possibilità che ruolare e giocare in questa maniera porti ad ottimi risultati. 😉

          Mi fa molto piacere che tu abbia deciso di parlarne qui, anche e soprattutto perché essendo la tua opinione diversa dalla mia, ne abbiamo approfittato per articolare un po’ una discussione qui nei commenti e approfondire ulteriormente quello che voleva essere il discorso originale del post. 🙂 Quindi, grazie mille! 😉

          1. grazie a te 🙂

            riguardo alla transitorietà bhe è relativa imho si potrebbe dire, se ruolare te stesso inizia ad annoiarti magari è tempo di chiederti chi sei davvero e magari provare a ruolare un altro te? perchè in fondo in caso contrario rimani un giocatore attivo interessato e interessante.

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