Il Richiamo di Cthulhu: 15 Marzo 1937 – 15 Marzo 2016

 

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Questa persona era il defunto William Channing Webb, Professore di Antropologia alla Princeton University, ed esploratore di non poca fama. Il Professor Webb, quarantotto anni prima, si era impegnato in un giro della Groenlandia e dell’Islanda alla ricerca di alcune iscrizioni runiche che non era riuscito a portare alla luce. Mentre si trovava al nord, sulla costa della Groenlandia occidentale, aveva incontrato una singolare tribù, o setta di eschimesi degenerati, la cui religione, una strana forma di adorazione del Demonio, lo aveva agghiacciato con la sua premeditata sete di sangue e con la sua repellenza. Era una fede di cui gli altri eschimesi sapevano poco, ed alla quale si riferivano solo rabbrividendo, dicendo che era nata in eoni terribilmente antichi, prima che il mondo fosse creato. Oltre i riti innominabili ed i sacrifici umani, c’erano alcune strane formule rituali rivolte a un demone supremo o tornasuk; e di queste il Professor Webb aveva fatto un’accurata trascrizione fonetica ascoltando un anziano angekok o stregone, e ne aveva espresso i fonemi quanto meglio poteva. Ma, in quel momento, di importanza preminente era il feticcio che quel culto venerava, e intorno al quale i fedeli danzavano quando l’aurora rimbalzava sui pendii di ghiaccio. Era, affermò il professore, un rozzissimo bassorilievo di pietra, che comprendeva un’orrenda figura e dei caratteri enigmatici. Per quanto gli constava, somigliava in tutti i tratti essenziali alla cosa bestiale che in quel momento era sotto gli occhi di tutto il consesso. Questi dati, accolti con ansia e stupore dagli studiosi riuniti, si rivelarono ancor più sconvolgenti per l’ispettore Legrasse, che cominciò ad incalzare di domande il suo informatore. Visto che aveva annotato e copiato una rituale formula orale in uso presso gli adoratori della palude che i suoi uomini avevano arrestato, egli sollecitò il professore a ricordare il meglio possibile le parole raccolte presso gli adoratori eschimesi del Diavolo. Allora seguì un confronto esauriente dei particolari, e un momento di silenzio riverente quando, sia l’investigatore sia lo scienziato, convennero della virtuale identità della frase comune ai due riti demoniaci, posti a mondi di distanza l’uno dall’altro. Quello che, in sostanza, sia gli stregoni eschimesi sia i sacerdoti della Louisiana cantavano ai loro venerati idoli, suonava più o meno così: «Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn». (La divisione delle parole era stata eseguita sulla base delle pause tradizionali fatte quando la frase veniva cantata). Legrasse aveva un punto di vantaggio rispetto al Professor Webb, perché parecchi dei suoi prigionieri meticci gli avevano ripetuto il significato di quelle parole, che era stato loro detto dagli adoratori più anziani. La traduzione aveva più o meno questo tenore: «Nella sua dimora di R’lyeh, il morto Cthulhu aspetta sognando». E allora, in obbedienza alla pressante richiesta generale, l’ispettore Legrasse riferì nel modo più particolareggiato la sua esperienza con gli adoratori della palude; e raccontò una storia, alla quale compresi che mio zio aveva attribuito un significato profondo. Aveva il sapore dei sogni più folli dei creatori di miti e dei teosofi, e svelò un livello stupefacente di immaginazione cosmica in quei meticci e paria quale nessuno si sarebbe mai aspettato che possedessero…

(Il Richiamo di Cthulhu, H. P. Lovecraft)

 

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