Le Cronache di Populon: avventure in corso

 

Abbiamo già giocato le Cronache di Populon nella loro versione introduttiva de “Il Gladio Spezzato”, e già allora siamo rimasti più che favorevolmente colpiti.

Successivamente al Play! di Modena è uscito il manuale base de Le Cronache di Populon (e abbiamo anche fatto qualche domanda agli autori a proposito, in questo passato articolo), e così abbiamo iniziato a giocare alla versione completa del gioco.

La partita è ancora in corso e aspetteremo di averla conclusa per una recensione vera e propria, ma ci sono diverse cose di cui vale la pena parlare già adesso “a caldo”.

 

cronache di populon post play modena tavolo da gioco

 

Se state cercando un colossale malloppo di tabelle e riferimenti incrociati tra caratteristiche e abilità, avete sbagliato gioco di ruolo.

 

Il manuale sono 248 pagine formato A4, tutt’altro che irrisorio, di cui possiamo dire che in circa 50 viene presentato e spiegato l’intero regolamento. Quattro quinti dell’intero volume riguardano storia, geografia, razze, background. In pratica, Populon.

elfi populonIl mondo viene presentato in molte maniere differenti, dai capitoli più tecnici ai racconti di alcuni personaggi, passando per le numerose immagini e anche attraverso una mappa (una doppia mappa in realtà, da una parte in scala mondiale e nell’altra relativa solo alla valle dell’Iskendur, la stessa regione dell’avventura introduttiva).

Duecento pagine sembrano tante, ma non lo sono.

Il sistema di gioco è semplice, e regge piuttosto bene il ritmo di gioco e le sessioni. I dubbi ogni tanto escono come normale che sia, ma per adesso la parte più tecnica del manuale non ci ha dato nessuna difficoltà e si è sempre dimostrata più che esaustiva.

Anche la parte di ambientazione e background lo è, ma come ho detto prima le pagine sembrano numerose senza esserlo così tanto, perché per un mondo vivo e complesso come Populon servirebbe forse ancora più spazio (ma chissà, forse in futuro…).

 

Un paio di righe a proposito di questo punto.

Di per se, scrivere a proposito di un’ambientazione può non essere particolarmente difficile. Prendiamo una mappa, mettiamo un regno da una parte, un impero dall’altra, una democrazia da un’altra ancora, barbari al nord, orientali a est, gli elfi un po’ in mezzo alle balle a tutti ed ecco fatto il nostro mondo.

Ora, tralasciando le battute sugli stereotipi fantasy, è chiaro che maggiore sia la complessità con la quale voglio trattare la mia ambientazione, e maggiore sarà lo spazio che gli devo dedicare.

populon - tavolo da gioco e emojiIn questa direzione Populon si presenta come estremamente complesso, perché vivo. Non un mondo pieno di umani divisi in nazioni con un po’ di altre razze sparse, ma un mondo con una elaborata rete di relazioni che comprende anche il mondo di Populon stesso. Il senso di appartenenza ad un insieme complesso degli abitanti (o il NON senso per coloro che lo rifiutano) offre un punto di vista aggiuntivo all’ambientazione, così come il concetto di unità che sta alla base del mondo di Populon.

È proprio per questo che paradossalmente, nonostante le pagine siano molte, ce ne sarebbero state anche di più. Non perché il mondo sia difficile da capire, ma perché ogni informazione in più è un tassello in più che definisce sempre meglio a chi legge (e quindi a chi gioca) la vita di Populon.

Si capisce che siamo stati colpiti più che favorevolmente da questo mondo? 😉

 

Ne parleremo ancora e più nel dettaglio, a questo proposito ci aggiorneremo (speriamo) presto. La valle dell’Iskendur non si è ancora liberata di noi.  😉

 

[…]

 

Populon vive.

Populon è una creatura vivente.

Il Drago è la sua anima.
Il Drago respira nel vento, nelle acque, nelle fronde degli alberi e nelle pietre di Populon.

Il Drago non è venerato, a Lui non si erigono templi.
È il tutto sotteso alla genesi, vissuto ogni giorno dalle moltitudini di Populon.

populon - mappaIl suo concetto principe è Equilibrio.
Caos e ordine, bene e male, vita e morte devono restare in equilibrio fra loro affinché Populon possa
prosperare e progredire. Chi si prodiga per mantenere l’equilibrio è eroe, o santo.
Chi lo turba è nemico, maledetto.
Il primo soffio del Drago plasmò il mondo, ma poiché nella sua creazione regnava il caos, egli mozzò la sua coda e da essa generò cinque figli perché regolassero lo scorrere del tempo e della vita.

Questi figli sono chiamati i Cinque.

Essi sono Myiorning, Drago delle Acque e della nascita, Eoyu, Drago del Cielo e della giovinezza, Oros, Drago delle Foreste e delletà adulta, Glamordir Drago delle Montagne e della vecchiaia.
Lultimo fratello è Morte, Drago dall’Unico Nome che chiude il ciclo del tempo, al contempo avviandone uno nuovo.

Ognuno dei cinque fratelli plasmando un diverso elemento creò le razze che abitano Populon e ne divenne Il Drago Patrono

(introduzione al manuale “Le Cronache di Populon”, © Mattia Sarti, Dario Landi e Giulio Niccoli)

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...