La banalità del male

Sua Maestà si era ridestato dal suo torpore solo poche notti prima, in tempo per assistere all’ennesima prova di fedeltà ed efficienza di Achille Toretti.

Lo Sceriffo gli aveva portato personalmente Corrado Licei con un paletto di legno conficcato nel cuore.

Sua Maestà dovette prendere atto del tradimento che si era consumato nel suo principato, se davvero era stato un tradimento e non l’inevitabile degenerazione di quello che per molti anni era stato uno dei suoi migliori alleati.

La corte sarebbe stata riorganizzata, ma non quella notte. Era necessario trovare una risposta agli interrogativi che il folle piano del primogenito malkavian aveva portato a galla.

Primo fra tutti, la posizione del suo siniscalco.

Filippo de Neri era indubbiamente fedele a lui e alla Camarilla. Era una risorsa inestimabile e uno dei fratelli più potenti tra quelli ancora attivi. Ed era proprio questa la ragione per cui Licei aveva deciso di rischiare la propria non vita e quella di altri fratelli per assecondare la propria ossessione.

Nella sua lucida e delirante confessione aveva raccontato come avesse scoperto che Sua Eccellenza De Neri fosse in grado di influenzare il sentire anche di un’intera città. Un potere che andava ben al di là delle normali capacità dei doni del sangue. E quando un essere con una tale capacità prova dolore, Licei poteva sublimare la sua alienazione.

Accettata la premessa malata – soddisfare la propria dipendenza dal dolore altrui – tutto il piano di Licei acquistava una linearità e una logica che raramente erano state attribuibili ad un malkavian.

Conosceva molto bene l’animo dei vampiri, aveva sempre avuto l’innata capacità di intuire pulsioni, passioni e perversioni dei Fratelli, non fu particolarmente difficile venire a conoscenza del punto debole del Siniscalco.

La Bestia che tutti loro covavano dentro andava domata, ed ognuno aveva i suoi metodi per non cedervi completamente. Col passare lei secoli la battaglia diventava usurante. De Neri aveva scelto di amare, di un amore contorto e malato, le sue progenie per mantenere un qualche spiraglio di umanità.

Licei, semplicemente, non aveva saputo resistere.

Augusto De Julis aveva lasciato il prigioniero alle cure del suo Sceriffo, con la direttiva di non nuocergli, poteva ancora tornare utile alla Camarilla.

De Neri lo attendeva e per la prima volta non riusciva ad immaginarsi cosa pensasse Sua Maestà.

Il Principe scelse di dire solo una frase

Hai il mio permesso di generare progenie.

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7 pensieri su “La banalità del male

      1. Felice che il resto ti sia piaciuto.
        Usare una citazione, più o meno nascosta, nel titolo o nel testo, è qualcosa che faccio spesso e credo che faccia parte del gioco. Avessi messo una nota avrebbe tolto qualcosa al gioco, soprattutto perché è palese.
        Fosse stato un altro tipo di testo, avrei segnalato la citazione☺

      2. Ciao Michele!

        Personalmente concordo con Lirin per quanto riguarda questo tipo di citazioni, sono divertenti da cercare e una volta riconosciute rendono ancora più interessante (ad esempio in questo caso) la lettura dell’articolo che le contiene.
        Senza voler imbastire un discorso infinito sulla presenza o meno di indizi, citazioni o riferimenti nei giochi di narrazione, secondo me in mondo di tenebra ci stanno molto bene, così come in questo specifico articolo. 😉

    1. Personalmente, ho interpretato il titolo si come una palese citazione ad un concetto espresso nel famoso omonimo saggio, ma utilizzato come un preludio al contenuto dell’articolo, e non come un tentativo di appropriarsi de “La banalitá del male” e farlo passare come un’idea propria.

      Quindi trovo la segnalazione potenzialmente corretta (se fosse stata fatta una domanda riguardante la fonte), ma la formulazione della stessa un po’ fuori luogo 😦

      Nel senso, se mi ritrovassi ad intitolare un articolo “Il dado è tratto”, non mi sentirei in dovere di scrivere “-Cesare” (anche se risponderei volentieri ad un’eventuale domanda domanda riguardo alla fonte) 🙂

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