Le Cronache di Populon: “Parliamone un po’”

Buongiorno, mio piccolo amico.

Troll (Cronache di Populon)Sono davvero felice di poterti vedere ancora una volta, felice che la mia piccola opera su Le Cronache di Populon sia compiuta e felice nel vedere che tu ne sia ancora interessato dopo tutti i racconti di questo vecchio Troll. Ricorda che pochi sono i Drakan più grandi di un Troll, questo vecchio cantastorie ha chiamato “piccoli” persino degli altri Troll, ma questa volta sono io ad essere “piccolo”.

Non fare quella faccia così stupita, mio giovane amico. La mia opera resta comunque un riferimento, un resoconto e un’opinione sulla molto più grande opera dei Tre Bardi che hanno iniziato questa canzone.

Siediti e ascolta, mio piccolo amico.

È proprio di quest’opera che adesso voglio parlarti.

 

Introduzione

Populon vive.

Populon è una creatura vivente.

Il Drago è la sua anima.
Il Drago respira nel vento, nelle acque, nelle fronde degli alberi e nelle pietre di Populon.

Il Drago non è venerato, a Lui non si erigono templi.
È il tutto sotteso alla genesi, vissuto ogni giorno dalle moltitudini di Populon.

Il suo concetto principe è Equilibrio.
Caos e ordine, bene e male, vita e morte devono restare in equilibrio fra loro affinché Populon possa

prosperare e progredire. Chi si prodiga per mantenere l’equilibrio è eroe, o santo.

Chi lo turba è nemico, maledetto.

Il primo soffio del Drago plasmò il mondo, ma poiché nella sua creazione regnava il caos, egli mozzò
 la sua coda e da essa generò cinque figli perché regolassero lo scorrere del tempo e della vita.

Questi figli sono chiamati i Cinque.

Essi sono Myiorning, Drago delle Acque e della nascita, Eoyu, Drago del Cielo e della giovinezza, Oros, Drago delle Foreste e dell’età adulta, Glamordir Drago delle Montagne e della vecchiaia.
L’ultimo fratello è Morte, Drago dall’Unico Nome che chiude il ciclo del tempo, al contempo avviandone uno nuovo.

Ognuno dei cinque fratelli plasmando un diverso elemento creò le razze che abitano Populon e ne divenne “Il Drago Patrono”.

(introduzione al manuale “Le Cronache di Populon”, © Mattia Sarti, Dario Landi e Giulio Niccoli)

È chiaro che tu ben sappia, mio giovane amico, che cosa sia Populon. Come si può non sapere cosa sia il Mondo in cui si vive? Le parole che ti ho appena declamato, come ricordi, vengono proprio dall’inizio dell’opera ambientata nel nostro mondo.

Cronache di Populon arte e mappaSono state scritte con uno scopo ben preciso: illustrare il nostro mondo a chi non ci vive. Immagina di dover descrivere il nostro mondo a qualcuno che non vi sia mai stato: quale sarebbe la prima cosa che gli illustreresti?

La prima cosa che dovremmo fargli notare, amico mio, è che Populon è vivo. È vivo come me, come te, come le piante sotto cui ci stiamo riparando, come l’uccello che nidifica sui suoi rami, come il vento che al giungere della stagione soffia via le sue secche foglie.

Si amico mio, sono parole bellissime, ma sono anche vere. Non si tratta di pura e semplice retorica, né di arte oratoria: si tratta di vita, vita pulsante che fuoriesce con forza da ogni parte del nostro mondo e con cui bisogna per forza prima o poi scontrarsi, trovare il modo di farla entrare nella nostra personale vita.

Goblack (orco PNG - Le cronache di Populon)Vi sono Drakan che sono arrabbiati con Populon, che lo feriscono, lo attaccano, lo mordono! Vi sono Drakan che lo amano, lo curano, lo proteggono, lo difendono. Vi sono Drakan che scelgono deliberatamente di ignorarlo. Tutto è possibile, mio piccolo amico. Ma qualunque sia la scelta effettuata, sarebbe davvero sciocco non ricordarsi che stiamo calpestando qualcosa di cui noi stessi facciamo parte nel grande ciclo dei Draghi patroni.

Come avevo già detto, mio giovane ascoltatore, le Cronache di Populon non sono un poema nel senso tradizionale del termine. I Bardi non ci cantano solamente a proposito di antiche città, di lotte fratricide, di amori e odio, di amicizia e tradimenti o anche solo di guerra, gloria e pace in pura metrica poetica, no.

Lo fanno, ma hanno scelto di farlo attraverso una strada diversa.

Il loro poema può e deve essere letto, e contiene tutto quello che ho appena citato e anche di più. Contiene storia, arte, filosofia e persino della azzeccata ironia, insieme a tutto quello che serve ad un’opera completa… Ma l’opera completa non è la loro, sarà la tuaLa loro opera è un punto di partenza per la tua personale opera.

Adesso parliamo di cosa effettivamente questa opera sia, di come sia fatta, di come sia impostata e di come sia possibile usufruirne. Ma a questo proposito, mio piccolo amico, lascerò che a parlarne sia quest’altro mio giovane e piccolo amico. Secondo lui su questo punto sarebbe necessario essere un po’ più tecnici, ma non sono molto bravo in questo genere di cose. Meglio che a quelle ci pensi direttamente lui.

populon - tavolo da gioco e emoji

Il manuale base

Copertina cronache di populonBrossura di 248 pagine formato A4, copertina di cartoncino morbido.

Eccezionale scelta di carta (estremamente robusta e resistente, perfetta per un manuale interamente a colori), copertina “leggera” per un manuale così ricco ma comunque adeguata.

Manuale interamente a colori e superbamente illustrato, e comprende una mappa dell’intero Populon e della Valle dell’Iskendur formato A3.

Prezzo di copertina: 35€

Gioco di ruolo autoprodotto , © di Mattia Sarti, Dario Landi e Giulio Niccoli

 

Dopo una breve introduzione a quello che è Populon, il manuale inizia con due capitoli brevi ma estremamente importanti, ovvero Il male su Populon e Il bene e il male. Questi due capitoli (rispettivamente un racconto e una breve introduzione al mondo di gioco) cercano da subito di trasmettere i temi che sono alla base di questo mondo e di questa ambientazione, passanti dalla grande epica al tepore della cucina di casa propria. Non è affatto né una battuta né una metafora, dato che vi sono sia espliciti richiami a contesti e avventure di carattere epico, sia a semplici ma coinvolgenti ricette e piatti tipici di alcune regioni.

Capitolo Geografia cronache di populonSegue il capitolo sulle Razze, che con quattordici esempi diversi e tutte le rispettive sottorazze è decisamente un punto importante del gioco.

Seguono quattro capitoli estremamente importanti per il gioco, ovvero i Pilastri, la Geografia, la Cultura e Società e la Vita su Populon. In queste trenta pagine vengono presentate le strutture fondamentali della vita su Populon, la sua Geografia generale, tutti gli approcci degli abitanti (i Drakan) nei confronti del mondo e su come i Drakan stessi vivano nelle varie aree del mondo.

Si noti che non abbiamo ancora parlato di personaggi, schede, dati e numeri! L’approccio del gioco non è quello, ma vuole essere qualcosa di molto più personale, qualcosa che coinvolga con storia e ambientazione prima che con le meccaniche.

Infatti solo dopo quasi novanta pagine di manuale arriva il capito delle Regole di gioco. Un capitolo lungo, circa cinquanta pagine, dedicato a tutti. L’Area del Narratore è successiva e più breve (meno di trenta pagine).

Armi cronache di populonAttenzione a non farsi un’idea sbagliata. Le regole di gioco sono semplici, molto semplici. Il fatto che siano quasi ottanta pagine non è dovuto ad una sovrabbondanza di regole o tabelle, ma a numerosi esempi, spiegazioni e contesti. Il gioco non vuole darvi una meccanica diversa per ogni situazione, vuole farvi capire come le semplici regole possano essere usate in ogni contesto in funzione della scena che voglio creare o dell’avventura che sto giocando.

Avvicinandosi alla fine, si parla della Valle dell’Iskendur, analizzandone i luoghi principali e la città omonima, Iskendur. Il mondo di Populon è vasto, ma il manuale tratta in maniera più che dettagliata una zona geograficamente molto precisa. Come prima anticipato, la cura dei dettagli e lo spazio dedicato a questa piccola parte di mondo sono direttamente collegati a quella che vuole essere l’esperienza di gioco.

Il manuale termina con un capitolo relativo a Mostri, Draghi e Personaggi. Un bestiario e elenco di PNG abbastanza fornito per iniziare la propria avventura senza difficoltà di preparazione.

 

Sistema di gioco

Capitolo Regolamento cronache di populonIl sistema di gioco è semplice, e utilizza un unico dado a sei facce (D6). Nulla di più e nulla di meno di un unico dado per qualsiasi test sia necessario.

I sei possibili risultati del lancio di un dado corrispondono ad una interpretazione del risultato, ottenere un 1 o un 6 farà effettuare un altro tiro per un eventuale successo o fallimento eccezionale.

Durante il primo lancio i parametri che sono considerati sono le abilità o capacità dei personaggi e la difficoltà dell’azione, che si manifestano riducendo la possibilità di ottenere risultati negativi (se il personaggio è globalmente in vantaggio) o positivi (se in svantaggio). Un esperto acrobata, ad esempio, troverà molto più facile mantenersi in equilibrio su una corda tesa piuttosto che un goffo archivista.

Nel caso di 1 o 6 si effettua un secondo lancio per verificare l’eventualità di Sciagura del Drago o Fortuna del Drago. Questo perché il secondo lancio non è associato a parametri, abilità o simili, ma solo ai draghi, dal primo al sesto.

Ottenere il proprio Drago patrono nel secondo lancio dopo aver ottenuto un 6 nel primo indica un risultato di Fortuna del Drago. Un qualsiasi altro esito conferma il risultato del primo lancio, cioè 6. Ottenere invece il sesto drago nel secondo lancio dopo aver ottenuto un 1 nel primo indica un risultato di Sciagura del Drago. Un qualsiasi altro esito conferma il risultato del primo lancio, cioè 1.

Mettendo insieme queste semplici regole ad una divisione di abilità e capacità secondo Mente, Corpo e Spirito, e abbiamo praticamente definito tutte le regole di base.

Leggermente più elaborate ma comunque molto narrative seguono le regole sulla Magia (basati su domini associati ai Draghi), sull’Antimagia delle Ombre e sulla Magia degli Avvizziti. Non entriamo in dettaglio su queste regole in questo già lungo articolo, ma nonostante il loro essere leggermente più elaborate restano comunque più che comprensibili e perfettamente inquadrate nel gioco. Il loro punto di forza più grande è la mancanza di incantesimi codificati (niente liste di incantesimi alla D&D, proprio nulla). Immaginazione, fantasia e sufficiente potere magico è tutto quello che serve ad un incantatore per creare da solo i suoi incantesimi.

 

tavolo da gioco - cronache di populonIl punto chiave di tutta la gestione del sistema di regole è riassunto dagli autori nella frase “è la domanda che fa i risultati”. Con questo si intende dire che il personaggio deve descrivere chiaramente cosa sta cercando di fare, ottenere o scoprire!

La cosa è particolarmente vera per i tradizionali test di abilità, ma si applica anche in maniera più globale ad ogni necessità di narrazione che colga il gruppo o il Narratore.

Nel modulo introduttivo al gioco “Il Gladio Spezzato” (trovate la recensione a questo link) gli autori hanno scritto

Il nostro sistema, pur attento alla verosimiglianza, enfatizza la narrazione epica degli eventi.
Di questo è simbolo l’appellativo scelto per il master, chiamato “Narratore”. L’epica è, infatti, (si pensi alle gesta di Gilgamesh, all’Iliade o a Beowulf), la prima forma di narrazione, e il termine greco da cui deriva “epos” altro non significa se non “parola”, e in un senso più ampio, “racconto”, “narrazione”.

Questo stesso approccio è confermato nella versione definitiva del gioco!

Il racconto, la condivisione, le emozioni e la vita della sessione sono il cuore di ogni avventura. Che per essere giocata ha comunque bisogno un mondo in cui muoversi, ove tutti abbiano la possibilità di svolgere quello che sarà il proprio racconto. E proprio per questo la maggior parte dello spazio del manuale è dedicato proprio a Populon stesso.

E parlare di Populon significa parlare di Draghi.

 

I Draghi: dal primo al quinto, e l’avvento del sesto.

Le parole con cui abbiamo iniziato e che Farzan ci ha declamato introducono benissimo questo mondo. Populon è una creatura vivente, una creatura con testa, corpo, arti e coda, generata da un Drago Primordiale che, vedendo la sua creazione nel caos, generò cinque figli perché vi portassero ordine.

drago-populon-avatarMyiorning, Drago delle Acque e della nascita,

Eoyu, Drago del Cielo e della giovinezza,

Oros, Drago delle Foreste e dell’età adulta,

Glamordir, Drago delle Montagne e della vecchiaia.

Morte, Drago dall’Unico Nome che chiude il ciclo e ne avvia uno nuovo.

Un drago per ogni elemento e per ogni stadio della vita. Essi crearono animali e specie senzienti, e il mondo già vivo di per sé si riempì di ulteriore vita sulla sua superficie, nei celi e nelle profondità marine.

Il Drago Primordiale, dopo aver affidato Populon ai suoi figli, li lasciò con una profezia:

“Verrà una razza figlia del Sesto Drago. Essa, rivivendo l’immutabile, spezzerà il cerchio della vita. Causerà la catastrofe.”

Il sesto drago è la paura che adombra le anime di tutti gli abitanti di Populon. Diversi Drakan reagiscono in maniera differente ma non è così inusuale, ad esempio, che i sesti figli siano abbandonati perché portatori di sventura.  aberrazione nonmorta meccanica - populonLa razza degli Umani, una razza recente di questo mondo, è stata vista come marchiata dal Sesto Drago. Naturale, dato che la loro anima non è legata all’anima di Populon, e una prova di ciò è la loro incapacità nell’usare la Magia, così naturale per tutti i Drakan.

A seguito di questa loro incapacità, gli Umani portarono nel mondo due grandi trasgressioni: la Tecnologia e la Non-Morte. In virtù di questo e della loro stirpe maledetta, essi sono ovunque perseguitati e fatti schiavi, anche se molti si chiedono ancora come sia possibile che si sia manifestata una intera specie figlia del Sesto Drago senza che il Progenitore si sia ancora manifestato…

 

Populon, la Valle dell’Iskendur e la “vita” dei particolari

La convinzione che Populon sia un organismo vivente è tanto radicata fra i suoi abitanti che i diversi continenti del mondo sono chiamati sì con i nomi dei Cinque, ma anche con quelli delle parti del corpo di un drago. Così Eoyu, il continente più a nord, è la testa, Myiorning il petto, Oros il ventre e Glamordir la coda. E a dividere il continente di Myiorning da quello di Oros, il petto dal ventre, sta il fiume Iskendur.

Nella sua vallata il soffio dei due Draghi si unisce e, discendendo le sue acque su una zattera, su una chiatta, su una canoa scavata in un tronco, vi troverete divisi a metà, contesi fra due mondi. A nord città di pietra, gilde mercantili, banche, strade lastricate e colline a ridosso del mare, a sud foreste tropicali, deserti, piste di terra battuta, villaggi di fango, palazzi rigonfi di guglie dorate.

L’Iskendur scorre per 1500 km dalle sorgenti sul massiccio del Thekengond, nel Regno di Redstream, fino alla foce nelle Paludi del Sangue, presso Gateroot. Questa misura considera il braccio più lungo del fiume, l’Iskendur Rosso, ma ve ne sono altri due: l’Iskendur Bianco, che nasce nelle montagne della Luna Spezzata, a est del Gigante Smarrito, e l’Iskendur Nero che sgorga dai laghi dell’Altopiano degli Avvoltoi. L’Iskendur Nero, dopo circa 800 km, si getta nell’Iskendur Bianco nella Valle di Ishtar, attraverso le cascate di Numbar. Dopo altri 1000 km l’Iskendur Bianco e Rosso si uniscono, generando un unico fiume. Duecento chilometri a sud di questa confluenza sorge Iskendur, città omonima del fiume e specchio delle storie torbide ch’esso raccoglie nel suo scorrere.

Valle dell'Iskendur cronache di populonCirca ventimila abitanti costituiscono la popolazione più ricca, malfamata e pericolosa della più importante città della valle, così importante da prendere il nome dallo stesso fiume. Nata da un piccolo villaggio e cresciuta ad un ritmo vorticoso a causa dell’ottima posizione (soprattutto per le rotte commerciali), crebbe talmente in fretta da non sviluppare un reale governo. Si, qualcuno dice che ci sia un governatore… Ma non significa nulla. Il potere della città è da sempre in mano a bande criminali, “arroccate” intorno alla famosa Arena della città.

Al momento vi sono quattro bande principali: I Kurg (orchi e goblin), gli Scudi Neri (nani), le Maschere Cremisi (spyrian e tesserian) e le Fauci (Zaund). Queste bande tengono il controllo dell’Arena a turno, per un anno ciascuno. Ovviamente ogni banda cerca nel proprio turno di preparare gli spettacoli migliori e di ottenerne il massimo guadagno (anche economico), mentre le altre bande, teoricamente osservatrici, cercano ovviamente di sabotare e danneggiare i loro rispettivi rivali.

Sia nel manuale base che nella successiva espansione (così come nel precedente modulo introduttivo!) la zona geografica analizzata e presentata è quella della Valle dell’Iskendur.

Il mondo di Populon è vasto, ma tutte le opere uscite fino ad adesso si concentrano su una zona limitata. Certo, vi sono linee guida generali sull’intero mondo, ma i dettagli si concentrano con sempre maggiore dovizia su una sola valle.

Ho intervistato Giulio (uno degli autori) a Lucca Comics & Games 2016 e tra le altre cose abbiamo parlato anche di questo argomento.

Edit 1: Definirla “intervista” è forse inappropriato, dato che abbiamo parlato per quasi quaranta minuti e la confusione della fiera non ha giovato alla qualità della registrazione.

Edit 2: Ma su questo punto di vista ho imparato dal mio errore, e grazie ad uno stupendo regalo di parte del mio staff (il mio staff? Da quando queste manie di grandezza?) alla prossima fiera sarò decisamente più preparato. Grazie mille ragazzi!!

Possiamo sintetizzare quello che abbiamo detto in “siamo circondati dalla bellezza, dalla cultura e dalla vita: perché andare in capo al mondo se la abbiamo tale e quale nella collina dietro casa, giusto in attesa di essere scoperta?”.

populon-cuore-di-dragoLe linee generali del mondo ci sono, così come la mappa e le informazioni più importanti. Dopo averci presentato ciò, però, la scelta è stata di dedicarsi con molta cura a un’area limitata, per fornirci un esempio concreto di quante infinite possibilità si possono celare appena dietro il nostro sguardo. Oltre che determinare con certezza quanto Giulio sia un romanticone (si presenta con una scorza dura, ma è un cuore di panna dagli occhioni sognanti), questo è anche un aiuto per cercare di suggerire o impostare uno specifico stile di gioco.

Ad esempio, alcuni temi dell’avventura introduttiva del Gladio Spezzato sono il rapporto familiare tra padre e figlio, il desiderio della libertà e l’ambizione individuale, e la responsabilità delle proprie azioni nei confronti del mondo.

Per sviluppare un’avventura come questa, in cui si percepiscano temi di questo tipo ho bisogno di dettagli e sviluppi su relazioni e contesti, ho bisogno di storia, di storie e di racconti locali, di scene di vita e di ambienti caratteristici che possano essere familiari.

Non mi servirebbe a nulla un elenco della popolazione di tutte le capitali dei Regni di Populon.

Ed è per questo che per adesso le opere sono rimaste tutte sulla Valle dell’Iskendur. Per dare la possibilità di approfondire, curare e vivere nel miglior modo possibile una parte di mondo, in modo che possa essere casa e punto di partenza per le nostre avventure. Ad alcuni questa scelta piacerà, ad altri meno. Sono gusti, e va benissimo così.

Quello che è obiettivo e prescinde dai gusti è non solo la preparazione che ci è stata dietro, ma la cura con la quale il tutto è stato presentato. Ottimo lavoro, ragazzi!

Inoltre, per quanto riguarda il resto del mondo… Non significa mica che non arriverà mai, cosa credete? 😉

populon - mappa

 

Opinione personale di Farzan

Troll (Cronache di Populon)È stata interessante questa piccola digressione tecnica, non è vero mio piccolo amico?

Certo, io preferisco comunque le storie. Come ti avevo già detto, i libri vanno bene, ma i miei simili preferiscono di gran lunga imparare con esperienza e pratica.

E proprio per questo sono personalmente così soddisfatto di quest’opera.

Con questo testo noi abbiamo tra le mani tutti gli strumenti per unire le storie dei Bardi con le nostre storie, di unire la teoria più tecnica di cui questo buffo ometto ci ha parlato con la vita che sarà la nostra storia.

Non deve essere stato facile per i Bardi, sai? Pensa, piccolo amico, quanto possa essere difficile scrivere non solo un’opera completa, ma un’opera che possa essere da guida a chiunque la legga per scrivere, narrare e vivere il proprio personale poema.

Ci hanno messo molto tempo, ma ne è valsa la pena.

La vita è sbocciata anche qui.

Ti avevo già detto in altro luogo, mio piccolo amico, che non solo ho letto queste pagine ma mi sono anche immerso in quello che sarà un mio personale poema, costruito e narrato grazie alle Cronache di Populon.

Il mio poema ha funzionato, mio piccolo amico. E presto spero che possa riprendere a vivere di nuovo.

Se ha funzionato per me, perché non dovrebbe farlo per te?

 

Opinione personale di Lherian

La mia personale valutazione complessiva è buona.

Goblack versione del Master (orco carceriere - PNG "il gladio spezzato"Le cronache di Populon)
Goblack versione del Master (orco carceriere – PNG “il gladio spezzato” Le cronache di Populon)

Immediata premessa alla discussione è che Le Cronache di Populon sia in realtà un gioco molto più specifico di quanto possa apparire ad una prima lettura o sessione, e che difficilmente susciterà l’interesse di ogni tipo di giocatore di ruolo. Le meccaniche funzionano, l’ambientazione e il mondo di Populon è incantevole e anche nei successivi moduli tutti i contenuti sono ben sviluppati per coinvolgere fino in fondo tanto il Narratore quanto i giocatori… A patto che vogliano essere coinvolti, o almeno lasciarsi coinvolgere.

Questo gioco non punta a creare complesse meccaniche di soluzione o causa-effetto (Rolemaster), e nemmeno fornisce un sistema veloce che possa essere adattato sopra quello che i giocatori vogliono mantenendo un’identità di base (Savage Worlds).

Il gioco punta a creare un coinvolgimento diretto con un mondo che non sia il solito fantasy ma che sia vivo ad un livello più profondo, se vogliamo dire anche più semplice, di quello presentato in altre ambientazioni. E lo fa non solo con l’ambientazione, ma anche con meccaniche particolari (ricordiamo “è la domanda che fa i risultati”) e con abbondante improvvisazione (ricordiamo il capitolo sulla magia).

populon-cuore-di-drago-zaundNella mia esperienza ha funzionato bene, e personalmente ne sono più che soddisfatto. Detto ciò specifico comunque che alcuni giocatori non ne sono rimasti molto convinti, non tanto per il prodotto in se ma per quello che immaginavano. Si erano avvicinati con un’idea di un gioco fantasy differente, e non hanno trovato nella semplicità delle meccaniche e nella vastità dell’ambientazione quello che cercavano.

È chiaro che io posso giocare a qualsiasi Gdr come qualcosa di “vivo”, e funziona! Funzionano persino quelli sopracitati. Ma in Populon alcuni approcci non potranno essere ricreati non tanto per il mondo, quanto per il gioco in sé. Narrativo, veloce, semplice, basato anche sull’improvvisazione. Se state cercando la sfida delle meccaniche e dell’ottimizzazione, beh, è il gioco sbagliato per voi.

tavolo da gioco le cronache di populon tecnologia

Ho parlato in questa prima parte dei giocatori e delle persone perché, da un punto di vista concentrato sul manuale base, vi sono pochissime note di demerito e molti punti decisamente a favore. Il  manuale è una brossura robusta dalla carta spessa che non teme le sessioni intense. Le illustrazioni sono eccezionali, la lettura è scorrevole e i racconti estremamente coinvolgenti. Vi sono numerosi esempi tecnici e sono presentate opzioni di personalizzazione per quella che può essere la propria personale campagna.

Le uniche cose che potrebbero essere migliorate sono alcuni punti di impaginazione e editing del testo, immagini non al massimo della qualità grafica (disegni eccezionali ma non alla risoluzione adeguata per la loro dimensione effettiva una volta stampati) e la dolorosa assenza dell’indice analitico.

Ma la via dell’autoproduzione da questo punto di vista paga sempre dato che già nel secondo volume (un modulo di avventura) molte di queste cose sono state sistemate!

 

Riassumendo, le Cronache di Populon è un gioco fantasy tradizionale e narrativo, con un sistema di gioco veloce e una stupenda ambientazione. E dopo l’uscita del modulo avventura “Cuore di Drago” aggiungo anche “e con stupende avventure”, ma di quello parleremo un’altra volta.

Concludendo questa lunga recensione, spero di essere riuscito ad essere abbastanza chiaro ed esaustivo (senza presentare anticipazioni che guasterebbero la prima lettura del manuale), ma come sempre non esitate a contattarmi o commentare per domande, chiarimenti extra o precisazioni.

 

 

Lherian,

con la collaborazione di Farzan, Troll Cantastorie

 

 

Pagina Facebook ufficiale del gioco: Le Cronache di Populon

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